Il segretario: “Lotta all’antipolitica con la Buona politica. Questa è la mia ricetta contro i populismi”
L’elezione di Luca Fantini, studente 26enne di Alatri con una lunga esperienza di militanza del partito Democratico nonostante la giovane età, a rappresentante regionale Lazio dei Giovani del partito rappresenta per la città un passo importante per ribadire la propria esistenza e influenza sulla politica provinciale e regionale. D’altronde non solo la città di Alatri detiene un passato di tutto rispetto quale fulcro della vita politica negli ultimi decenni del secolo scorso, ma è anche tuttora la terza città di una provincia difficile come quella di Frosinone. Dopo il flop alle ultime elezioni provinciali, in cui Alatri è rimasta a bocca asciutta, quindi, questo tassello potrebbe limitare lo squilibrio. Abbiamo provato a sentire il diretto interessato, Luca Fantini, per capire con che spiriti e propositi si accinge a ricoprire il nuovo incarico.
Molti sottolineano l’importanza di questa elezione per il territorio ciociaro. Quali prospettive e che respiro avrà il suo mandato?
“A livello regionale l’organizzazione di cui ora mi onoro di essere il Segretario Federale, deve lavorare bene con l’obiettivo di mettere in rete le nostre realtà locali, farle incontrare, creare spazi di dibattito per affrontare questioni che ci accomunano. Le singole sezioni, infatti, non sono sole, devono sapere che c’è un’intera comunità pronta a supportarle quando ci sono problemi. Questa è l’idea, agire e comportarci da comunità quale siamo, rispettando le nostre differenze, collaborando con il Partito ed esserne il megafono tra i cittadini, pungolarlo quando arranca ma sempre avendo coscienza di quello che siamo, da dove veniamo, di qual è la nostra storia politica“.
Cosa si sente di consigliare ai giovani che guardano ancora con speranza la politica ma che ne hanno un po’ di timore?
“La realtà giovanile è sempre stata per me fonte di ispirazione: i giovani democratici ci sono e vogliono contribuire al cambiamento di questo Paese come hanno fatto, anzi come abbiamo fatto in questi anni senza senza guardare al rendiconto perché motivati da una volontà comune, quella di esserci, di poter contare e fare la differenza. Sono certo che, partendo dai singoli circoli del Lazio, fino alla Federazione regionale, l’organizzazione saprà essere una realtà stimolante per il territorio e per quella parte di nostri coetanei che hanno perso la speranza in quella che è la missione nobile della politica“.
La disaffezione verso la politica e verso i partiti in particolare sfocia, poi, nella nascita di movimenti di protesta più che di governo. Quale risposta si può dare a chi si sente distante dalla politica oggi?
“Io voglio ribaltare l’assunto. Secondo me sono proprio i movimenti populisti, di protesta, la causa della disaffezione verso la politica di molti cittadini italiani. L’unica soluzione è rispondere all’antipolitica con la Buona politica. Basti guardare a Roma, una capitale bloccata da beghe interne, lotte intestine e scelte, le poche fatte a dire il vero, che non hanno prodotto alcun beneficio alla città. Per questo credo che l’attività politica dei Giovani Democratici debba tenere conto essenzialmente di formazione. Sulla formazione dobbiamo mettere in campo diverse azioni, con lo scopo di dotare i nostri circoli e il nostro gruppo dirigente degli strumenti che potenzino le competenze trasversali. Poi Università e Lavoro: su questi due importanti temi porteremo avanti l’opera che nella nostra regione è iniziata, sempre mirando ad una sinergia cosciente tra dirigenza e cittadini. Il lavoro è un tema che riguarda il nostro Paese, ma in particolare le generazioni che noi rappresentiamo. Noi siamo l’organizzazione giovanile del più grande partito socialialdemocratico d’Europa, il Governo del nostro partito ha fatto tanto sui temi dal lavoro, il Jobs Act, gli investimenti sull’occupazione, il taglio del costo del lavoro. Abbiamo fatto molte cose buone, ma abbiamo anche commesso degli errori a causa di una non sempre altissima capacità di ascolto del mondo del lavoro. Siamo pronti a ragionare insieme, facendoci portavoce di milioni di giovani e meno giovani che il lavoro non ce l’hanno, che ce l’hanno ma è precario, o che non ha nessuna attinenza con il percorso di studi che si è portato avanti”.
A.T.
