#Staisenzapensiero e non più ‘ciao’ o un preistorico ‘come stai?’. La Smart tirata a lucido e l’impianto stereo che ‘spara’ la canzone che ha fatto da colonna sonora alla fiction di Gomorra oppure, per quelli più ‘guappi’ le note de “Il Padrino” di Nino Rota. Se questo basta ad una parte della gioventù cassinate per essere simili ai coetanei di Casal di Principe, Secondigliano, Scampia e compagnia cantante, allora sì, Cassino può essere considerata la succursale della criminalità campana.
Perché sono i piccoli dettagli, le impercettibili sfumature a creare le situazioni e non i gesti eclatanti, da ‘scimmiat e coca’. Sono le tante ragazze emuli di Schianel, nel colore dei capelli, nel rossetto e nei modi da iena, a segnare quel confine che oramai in pochi vogliono far finta di non vedere. I ragazzi sembrano tanti Genny Savastano, tutti uguali nel muoversi, nel vestirsi, nell’approcciarsi con il resto della società. Se non lascia la precedenza alla loro auto, a Cassino, ti ritrovi con la testa rotta. Se fissi lo sguardo per otto secondi in più su un bel fondischiena, finisci accerchiato e gonfiato a due passi dal centro, nella parte più buia di piazza Labriola. Se vuoi dimostrare di essere un bravo leader di un gruppo emergente allora devi dare ‘a prov’: entrare di notte in un edificio pubblico per appiccare il fuoco o devastare archivi. Oppure sparare ad altezza d’uomo contro una macchina in una delle piazze più trafficate dell’intero territorio. Il tutto mentre le telecamere comunali continuano ad essere spente e la polizia locale depotenziata. Il tutto mentre si continua a gettare fumo negli occhi dei cittadini onesti e delle istituzioni. Si continua a prendere per i fondelli donne di Stato che cercano di seminare legalità anche dove la terra è arida e poco fertile. Si continua a non tutelare le eccellenze di questa terra e che nulla hanno a che fare con gli emuli di un anti Stato che semina morte e ignoranza. Cassino merita di più. Angela Nicoletti
