Il battito bianconero sfida l’incertezza e difende la storia.

Nel cuore pulsante di Sora, tra le fiamme ancestrali del tradizionale falò di San Giovanni, si è levato ieri sera un grido che va oltre il tifo: è il ruggito di un popolo che si sente tradito e che, davanti a centinaia di persone, ha scelto di non restare a guardare.
La situazione del Sora Calcio, che solo pochi giorni fa sembrava aver trovato uno spiraglio di luce, è precipitata in una nebbia machiavellica. Mentre gli imprenditori Mario Russo e Denny Lunghi attendono ancora risposte dopo l’accordo di massima raggiunto il 16 giugno — ma mai formalizzato — il patron Tinto ha fatto calare il silenzio. Un silenzio assordante, reso ancor più preoccupante dai dubbi su un presunto accordo, con possibile trasferimento del titolo sportivo lontano da Sora.
La passione a Sora, però, non è rimasta silente. I tifosi hanno invaso le strade per dire basta a quello che appare come un autentico scippo di quasi 120 anni di storia. Le immagini di ieri sera mostrano una città che ha deciso di scendere in campo in prima persona.
La mobilitazione è stata la risposta diretta all’appello lanciato nei giorni scorsi, dove il monito era chiaro: “Difendiamo la nostra storia…

dimostriamo ancora una volta la forza e la dignità del nostro popolo!”.
Il popolo bianconero, tra il calore del falò e la fierezza del proprio orgoglio, ha mandato un messaggio inequivocabile: il Sora non è merce di scambio, ma un’identità collettiva. Ieri sera, Sora ha dimostrato che, finché ci sarà anche un solo tifoso a sventolare una bandiera, la storia bianconera continuerà a bruciare, vivida e pronta a resistere contro chiunque tenti di cancellarla.
IreMiz