Disturbi del sonno, 13 milioni di italiani dormono male ogni notte: cosa dice la scienza, perché è un problema di salute serio e quando rivolgersi a uno specialista

paolo
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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso i disturbi del sonno tra le priorità emergenti di salute pubblica globale, segnalando come la privazione cronica di sonno stia producendo effetti misurabili sulla mortalità, sulla produttività economica e sulla salute mentale delle popolazioni. In Italia, secondo i dati dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (AIMS), circa 13 milioni di persone soffrono di insonnia cronica, ovvero di difficoltà persistenti nell’addormentarsi, nel mantenere il sonno o nel sentirsi riposati al risveglio, per almeno tre notti alla settimana e per un periodo superiore ai tre mesi. A questi si aggiungono milioni di italiani con insonnia occasionale o con altri disturbi del sonno come la sindrome delle apnee ostruttive (OSAS), la sindrome delle gambe senza riposo e i disturbi del ritmo circadiano. Il costo economico stimato in termini di assenteismo lavorativo, riduzione della produttività e aumento delle spese sanitarie supera i 5 miliardi di euro l’anno. Eppure meno del 10% di chi soffre di insonnia cronica si rivolge a uno specialista.

L’OMS aggiorna l’allarme: l’insonnia e diventata una pandemia silenziosa che costa all’Italia miliardi di euro ogni anno

La primavera e una delle stagioni in cui i disturbi del sonno si manifestano o si aggravano con maggiore frequenza, per ragioni biologiche ben documentate. Il cambio dell’ora solare in quella legale, avvenuto a marzo, sposta in avanti di un’ora i ritmi circadiani, producendo un mini jet lag che nei soggetti predisposti può bastare a innescare un ciclo di insonnia di settimane. L’allungamento delle giornate aumenta l’esposizione alla luce serale, che sopprime la produzione di melatonina e ritarda l’inizio del sonno. Anche le fluttuazioni ormonali legate al cambio stagionale, l’aumento della temperatura nelle camere da letto e i cambiamenti nei ritmi di vita contribuiscono a rendere la primavera una stagione critica per chi ha già una vulnerabilità al sonno non consolidato.

Non solo stanchezza: quello che la privazione di sonno fa al corpo e alla mente nel lungo periodo

La narrativa culturale dominante tratta il sonno come qualcosa di negoziabile, un lusso che si può sacrificare in nome della produttività o degli impegni serali. La ricerca neuroscientifica degli ultimi vent’anni ha smontato questa visione in modo sistematico, dimostrando che il sonno non è un’interruzione dell’attività cerebrale ma una fase biologicamente attiva e insostituibile. Durante il sonno profondo, il cervello elimina attraverso il sistema linfatico le proteine tossiche accumulate nel corso della giornata, tra cui la beta-amiloide associata alla malattia di Alzheimer. Il sonno insufficiente cronico, definito come meno di sette ore per notte negli adulti, e associato a un aumento del 40% del rischio di sviluppare ipertensione arteriosa, a una riduzione significativa della sensibilità insulinica con aumento del rischio di diabete di tipo 2, a una compromissione della funzione immunitaria e a un aumento sostanziale del rischio di depressione e ansia. Sul piano cognitivo, una sola notte di sonno ridotto a sei ore produce un deterioramento delle prestazioni attentive e dei tempi di reazione paragonabile a due giorni di privazione totale, secondo uno studio classico della University of Pennsylvania. La differenza e che chi ha dormito poco non percepisce questo deterioramento nel modo in cui lo percepirebbe dopo una notte in bianco: il giudizio sulla propria capacità funzionale rimane soggettivamente positivo anche quando le prestazioni sono oggettivamente compromesse. Questo spiega perché la privazione cronica di sonno sia così pericolosa alla guida e in ambienti lavorativi che richiedono attenzione sostenuta.

Insonnia e apnee del sonno: due disturbi diversi che richiedono specialisti diversi e diagnosi precise

Una delle distinzioni più importanti da fare quando si parla di disturbi del sonno è quella tra l’insonnia vera e propria e la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS). L’OSAS e un disturbo in cui le vie aeree superiori collassano ripetutamente durante il sonno, interrompendo la respirazione per periodi di dieci secondi o più, con conseguenti microrisvegli che frammentano il sonno anche in chi non ne è consapevole. Chi soffre di OSAS si sveglia al mattino gia stanco, russa intensamente e puo avere episodi di sonno diurno involontario. La diagnosi richiede una polisonnografia, eseguibile in laboratorio del sonno o con dispositivi portatili da indossare a domicilio. Non diagnosticata e non trattata, l’OSAS aumenta significativamente il rischio cardiovascolare e cerebrovascolare. Per chi vuole capire di quale disturbo soffre e ricevere la valutazione giusta, oggi e possibile confrontare i prezzi e le disponibilità di visite mediche attraverso portali come Elty, che raccolgono pneumologi, neurologi specializzati in medicina del sonno e otorinolaringoiatri disponibili in tutta Italia, permettendo di scegliere lo specialista più adatto al proprio quadro sintomatologico e di prenotare direttamente online. L’insonnia primaria, invece, e un disturbo dell’iniziazione o del mantenimento del sonno non attribuibile ad altra patologia, e il suo trattamento di riferimento non è farmacologico: e la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I), un protocollo strutturato di sei o otto sedute che ha dimostrato in decine di studi randomizzati un’efficacia superiore ai sonniferi nel lungo periodo, senza gli effetti collaterali legati alla dipendenza e alla tolleranza. La CBT-I include tecniche di controllo dello stimolo, restrizione del sonno, igiene del sonno e ristrutturazione cognitiva delle credenze disfunzionali sul sonno, ed è disponibile sia in formato individuale sia di gruppo. Il problema principale è che pochi pazienti ne conoscono l’esistenza, e pochi medici la propongono come prima scelta.

I sonniferi: quando servono davvero, quando fanno più male che bene e cosa sapere prima di assumerli

Le benzodiazepine e i farmaci ipnotici non benzodiazepinici, comunemente noti come “sonniferi”, sono i farmaci più prescritti per l’insonnia in Italia e tra i più venduti in tutta Europa. Il loro utilizzo cronico, però, solleva preoccupazioni serie che le linee guida internazionali hanno tradotto in raccomandazioni sempre più restrittive. Le benzodiazepine migliorano il sonno nel breve periodo, ma producono rapidamente tolleranza (servono dosi crescenti per ottenere lo stesso effetto) e dipendenza fisica, rendendo difficile la sospensione senza una progressiva riduzione guidata. Nel lungo periodo alterano l’architettura del sonno, riducendo il sonno REM e il sonno profondo che sono le fasi biologicamente più riparative. Negli anziani, aumentano significativamente il rischio di cadute, di deterioramento cognitivo e di incidenti stradali. Negli ultimi anni si e affiancato alle benzodiazepine un nuovo approccio farmacologico rappresentato dagli antagonisti del recettore dell’orexina, come il suvorexant e il lemborexant, che agiscono su un meccanismo radicalmente diverso: invece di sedare il cervello, bloccano il sistema della veglia, favorendo il sonno in modo più fisiologico. Questi farmaci mostrano un profilo di sicurezza migliore rispetto alle benzodiazepine, con minore rischio di dipendenza e di compromissione cognitiva, e sono approvati per il trattamento dell’insonnia cronica. La scelta del trattamento farmacologico appropriato, in ogni caso, richiede sempre una valutazione medica: l’assunzione autonoma di sonniferi senza supervisione e una delle pratiche più diffuse e al tempo stesso più rischiose nella gestione dell’insonnia.

L’igiene del sonno non e banale: le abitudini che fanno davvero la differenza secondo la ricerca

Il concetto di igiene del sonno è spesso liquidato come ovvio o banale, ma le ricerche sulla compliance mostrano che pochissime persone applicano sistematicamente anche solo la metà delle raccomandazioni basate sull’evidenza. La più importante, e la meno rispettata, è la costanza negli orari: andare a letto e svegliarsi alla stessa ora ogni giorno, weekend inclusi, e l’intervento singolo più efficace per stabilizzare il ritmo circadiano. Il cervello è un orologio biologico che si sincronizza con segnali temporali regolari: la variabilità negli orari di sonno, anche di un’ora sola, è sufficiente a destabilizzare questo ritmo in soggetti predisposti. Tra le altre pratiche con solide basi scientifiche figurano il mantenimento della camera da letto fresca (la temperatura ideale è tra i 18 e i 20 gradi), l’eliminazione o la forte riduzione dell’esposizione alla luce blu degli schermi nelle due ore precedenti il sonno, l’evitamento della caffeina dopo le 14 e dell’alcol come aiuto al sonno (l’alcol facilita l’addormentamento ma frammentizza il sonno nella seconda parte della notte), e l’attività fisica regolare, che migliora la qualità del sonno ma va evitata nelle tre ore precedenti il coricarsi. La melatonina a basso dosaggio (0.5 mg), assunta trenta minuti prima dell’orario desiderato di sonno, può essere utile nei disturbi del ritmo circadiano e nel jet lag, ma non e un ipnotico efficace per l’insonnia da mantenimento.

Quando smettere di arrangiarsi e cercare aiuto: i segnali che indicano che il problema del sonno merita una valutazione specialistica

Ci sono soglie oltre le quali i disturbi del sonno non si risolvono con le buone abitudini e richiedono una valutazione professionale. Se la difficoltà a dormire dura da più di tre mesi, si verifica per almeno tre notti alla settimana e produce conseguenze diurne percepibili come stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità o compromissione delle prestazioni lavorative, siamo nella definizione clinica di insonnia cronica e un consulto specialistico e indicato. Se il partner segnala russamento intenso, pause respiratorie durante il sonno o movimenti agitati degli arti, vale la pena eseguire una polisonnografia per escludere l’OSAS o altri disturbi del movimento nel sonno. Se ci si addormenta involontariamente durante il giorno in situazioni passive come la lettura o la guida, la sonnolenza diurna eccessiva deve essere valutata urgentemente. Il medico a cui rivolgersi dipende dal tipo di disturbo sospettato: il neurologo o il pneumologo per l’OSAS, il neurologo o lo psichiatra con formazione in medicina del sonno per l’insonnia cronica, il medico di medicina interna per una prima valutazione complessiva. Elty permette di trovare rapidamente questi specialisti disponibili nella propria citta, di confrontare profili e tariffe e di prenotare senza attese. Dormire bene non è una questione di forza di volontà né di fortuna: è un parametro di salute misurabile e trattabile, che merita la stessa attenzione che si dedica alla pressione arteriosa o al colesterolo. Chi dorme male da mesi ha già atteso abbastanza.
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