Frosinone – Sanità, rivoluzione turni di servizio: lavoratori sul piede di guerra

Irene Mizzoni
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Riduzione degli orari di lavoro imposta da una direttiva europea, adozione del protocollo informatico: sono gli argomenti che tengono banco in questi giorni alla Asl di Frosinone.

  I tredici direttori di dipartimenti e distretti sostengono che manca il personale e che, proprio alla luce del rispetto delle nuove normative europee, bisognerebbe assumere un centinaio di unità. La direttiva europea impone al personale 48 ore di lavoro settimanale, 11 ore di riposo tra un turno e l’altro e un ulteriore riposo settimanale di 24 ore. Dunque da un lato il personale sanitario sarebbe insufficiente, dall’altro stop a straordinari. Per affrontare e risolvere la situazione il Commissario della Asl di Frosinone, il dottor Luigi Macchitella ha convocato il collegio di direzione per lunedì. Intanto l’Ugl Sanità è sul piede di guerra. Il segretario provinciale Rosa Roccatani parla di: “urlo di disperazione e di inquietudine dei dipendenti della sanità”. “Ridotto il numero delle presenze in servizio prolungati gli orari di lavoro. A fronte della dichiarata carenza di circa 700 unità, della riduzione o eliminazione del lavoro straordinario, le conseguenze non potevano che ricadere sul personale (medici – infermieri – OSS) oppure nell’accorpare i reparti o riduzione ulteriore del numero di posti letto già assai sottodimensionati – dice Roccatani – La commissione europea impone l’attuazione delle norme sull’orario di lavoro e la Regione Lazio a seguire ne dispone il rispetto, la direzione strategica aziendale richiama l’attenzione della dirigenza riguardo le regole e le eventuali sanzioni derivanti dalla mancata esecuzione. La dirigenza, stante il Blocco del lavoro straordinario, la sospensione dell’acquisto di prestazioni, alla stragrande maggioranza, allinea i turni di servizio in 12 ore continuative, inevitabilmente assottiglia delle presenze. Ebbene, se è vero come è vero, che dopo le 8 ore continuative di lavoro l’attenzione dell’essere umano decresce progressivamente, quali e in che misura le conseguenze? Stante l’impegno che richiede il delicato servizio sanitario: può un infermiere di reparto o altre figure professionali, che espletano turni di 12 ore consecutive assicurare al malato l’assistenza e cure richieste? Stante la stragrande maggioranza di personale è in età oramai avanzata, con limitazioni o con anzianità di servizio remota, Quali i rischi e quale sicurezza per i malati? È questo l’intendo della commissione europea nel regolamentare e imporre il rispetto dell’orario di lavoro finalizzato a garantire la salute e sicurezza dei lavoratori? Dimentica la Regione Lazio, che il personale sanitario ha diritto anche ad una vita famigliare e sociale? Compensare la carenza di circa 700 unità può ricadere sulle esigue risorse umane, oppure deve trovare la soluzione con l’assunzione di personale? Intanto che la sanità si sgretola, i costi lievitano, i servizi languano”.
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