(di Alessandro Iacobelli) Luciano Moggi e il calcio: due corpi indivisibili. Certo, non basterebbero tre o quattro romanzi per raccontare la carriera del dirigente che fino alla primavera del 2006 muoveva ogni singolo filo del pallone dello stivale.
La vicenda dell’ex capo-gestione della stazione ferroviaria di Civitavecchia, nato però a Monticiano nel senese il 10 luglio 1937, è unica e probabilmente inimitabile. Quasi dal nulla Moggi, inguaribile amante della sfera che rotola sui campi da gioco, diventa un talent scout sagace e minuzioso. Gli albori nello staff di Italo Allodi, direttore sportivo visionario tra Inter, Juventus e Napoli. Proprio nei quadri della Vecchia Signora cresce pian piano Luciano che osserva una miriade di talenti in rampa di lancio tra schede, informazioni e dettagli specifici su caratteristiche tecniche e caratteriali.
L’intuizione più azzeccata risponde al nome di Paolo Rossi. Moggi riesce a pescarlo tra le file della Cattolica Virtus in Toscana e convince la stessa Juve a testare il gracile ma volenteroso ragazzo in un provino. Andrà bene e il resto è storia che ben conosciamo. Pagina simile per Claudio Gentile, tosto difensore o terzino all’occorrenza, scovato nel Varese a cavallo tra gli anni settanta e ottanta del secolo scorso. Tutta da rievocare poi la scoperta del compianto Gaetano Scirea. Sfoderiamo un nome ai più sconosciuto: Graziano Galletti. Un ex panettiere maremmano è in buona sostanza l’artefice del passaggio dell’elegante centrocampista dal vivaio dell’Atalanta alla corte bianconera. Sì, in principio Scirea si muoveva in mediana. Galletti non ha dubbi sulla futuribilità da libero del giocatore classe 1953 ed esorta l’amico Luciano a prendere in seria considerazione l’ipotesi dell’ingaggio nella Vecchia Signora. Boniperti legge la relazione sul gioiellino bergamasco ed avalla l’operazione che si materializza nel 1975. C’è un dettaglio da sottolineare: Rossi, Gentile e Scirea trionferanno in Nazionale nei Mondiali spagnoli del 1982 con Bearzot in panchina.
Passano gli anni e Moggi conquista un potere non irrilevante nel panorama calcistico continentale. Pieno di risvolti anche il passaggio del dirigente nell’organigramma della Roma nel 1976. La società giallorossa è presieduta dal palazzinaro Gaetano Anzalone e cerca sul mercato delle scrivanie una figura competente. Spunta quindi il profilo di Luciano che muove tutte le acque possibili per incontrare il patron. Sarà colpo di fulmine con l’immediato incarico di consulente ufficiale per il mercato. Passano 365 giorni ed ecco il guizzo dei guizzi: Roberto Pruzzo. Il bomber del Genoa è una macchina da gol impressionante all’epoca e il colpo prende alla sprovvista anche lo stesso Boniperti. Anzalone sborsa 3 miliardi di lire più il prestito in Liguria di Bruno Conti.
Storie umane di talento, scaltrezza, taccuini e affari. La carriera di Moggi, inutile negarlo, sarà contraddistinta anche da punti oscuri. Lo scandalo Calciopoli sarà soltanto l’ultimo approdo di una serie di episodi mai chiariti fino in fondo che in gran parte dell’opinione pubblica pallonara hanno trasmesso un’immagine negativa di un personaggio che, nel bene e nel male, ha comunque dominato per svariati lustri la scena dello sport più amato nella penisola.
