FOCUS – Zeman nel cuore e nella mente, il Frosinone di Eusebio Di Francesco nel segno del boemo

Alesssandro Iacobelli
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(di Alessandro Iacobelli) Di Francesco e Zeman: l’allievo e il maestro. L’abruzzese e il boemo. Un binomio indissolubile a suon di schemi, strategie e calcio champagne. Sì, perché il Frosinone 2023-2024 presenta evidenti punti in comune con il pallone insegnato da Zdenek.

Il 4-3-3 è il sistema che collega nelle intenzioni e nelle trame proposte i due allenatori. Dettaglio essenziale: dal 1997 al 1999 Zeman ha guidato la Roma e Di Francesco era uno dei punti cardini di quella squadra. Un centrocampista di gamba e di tecnica, il buon Eusebio. Appesi gli scarpini al chiodo, ha inevitabilmente applicato i dogmi del vecchio trainer nelle compagini gestite. Da Pescara a Lecce passando per Sassuolo e la stessa truppa giallorossa dal 2017 al 2019. Coraggio, pressing alto e asfissiante, fraseggio e puntuale verticalizzazione. Questi sono solo alcuni dei concetti basilari del calcio danubiano. Zdenek da Praga elaborò il suo impianto tattico osservando da giovane avvincenti incontri di hockey su ghiaccio. “Gettatevi nello spazio!”, ecco l’ordine impartito a più riprese in allenamento. Il 4-3-3 già citato è la disposizione più utilizzata dai due. Terziglie e triangoli. Con il primo termine di intende l’asse composto da terzino, intermedio di centrocampo ed esterno offensivo (a destra e a sinistra). Il secondo è in sostanza la sua applicazione durante un match. La ciurma canarina ricorda a tratti il primo Foggia di Zeman in Serie A (stagione 1991-1992). Il tridente Cheddira-Baez-Soulé ricorda vagamente (con le dovute differenziazioni) il lunapark Signori-Rambaudi-Baiano. Oyono e Marchizza, per i movimenti eseguiti alla lettera, somigliano a Petrescu e Codispoti. Tra i pali lo sviluppo della manovra sfoderato spesso da Turati si ricollega al compianto Franco Mancini. In difesa il tandem Okoli-Romagnoli svolge compiti simili alla coppia Matrecano-Consagra. Poi in mediana Mazzitelli, Barrenechea e Harrroui (sostituito in queste ultime uscite da Brescianini o Garritano) sono tranquillamente riconducibili a Barone, Shalimov e Picasso. In quell’annata i satanelli chiusero il campionato da neo promossi al nono posto. Ecco, imitare anche solo in parte le gesta dei rossoneri pugliesi sarebbe un traguardo sensazionale. Intanto il Frosinone diverte e si diverte affrontando senza timori reverenziali fior di avversari. Nella gara dello Stirpe contro la Fiorentina, pareggiata 1-1, la retroguardia canarina fin dal principio ha mantenuto un baricentro talmente alto da giungere a ridosso della zona nevralgica del campo. “La coscienza di Zeman”, come canta Antonello Venditti, è la stessa del nostro Di Fra.
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