SPECIALE – Caro Gigi ti scrivo… l’addio al calcio del mito Buffon

Alesssandro Iacobelli
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(di Alessandro Iacobelli) Caro Gigi ti scrivo, per dirti grazie. Grazie per quella magica notte di Berlino, grazie per i tuoi voli, grazie per i tuoi miracoli sportivi in campo, grazie punto e basta. A Parma sei nato e cresciuto tra i pali, nella Juventus sei diventato uomo maturo indossando i guantoni, in Nazionale hai toccato il cielo con un dito nel 2006.

Il 19 novembre 1995 è la data del tuo battesimo da guardiano. Parma-Milan al Tardini: Nevio Scala ti butta in campo per sopperire all’infortunio del titolarissimo Bucci. Prestazione superlativa al cospetto della Serie A e della corazzata rossonera. Un lampo incredibile a soli 17 anni. Il tuo idolo? Thomas N’Kono, portierone del Camerun e dell’Espanyol. Nel pieno dell’era Tanzi hai costruito un dream team da mille e una notte con i vari Thuram, Cannavaro, Veron, Crespo. In bacheca una Coppa Uefa, Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Estate 2001: l’approdo alla corte della Vecchia Signora. Moggi e soci sborsano la bellezza di 75 miliardi di lire per sbaragliare l’agguerrita concorrenza. Pure all’ombra della Mole successi senza soluzione di continuità: scudetti, coppe nazionali e record personali. Da sottolineare la discesa in B dopo Calciopoli insieme a Del Piero, Nedved e Trezeguet. Una sola macchia: la Champions League mancata nella finalissima con il Milan a Manchester. Poi il breve tour a Parigi, il ritorno fugace alla Juventus e l’epilogo nostalgico in maglia gialloblu ducale. Capitolo azzurro, qui non basterebbe un libro intero. La farò breve. Sintetizzo tutto in quella notte unica e irripetibile vissuta a Berlino il 9 luglio 2006. Francia ko dopo i rigori. Tu, caro Gigi, hai accelerato il battito cardiaco di milioni di italiani a livelli inimmaginabili. Discorso identico per la semifinale di Dortmund contro i padroni di casa della Germania, ancor più sofferta dell’atto conclusivo. Miracoli calcistici compiuti grazie anche alla granitica linea difensiva composta da Cannavaro, Materazzi (dopo l’infortunio di Nesta), Grosso e Zambrotta. Ecco, ho finito. Grazie Gigi, adesso non trovo altre parole.
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