(di Alessandro Iacobelli) Ti ricordo ancora… Gaetano Scirea. Libero in campo, persona sublime fuori dal rettangolo verde. Capitano, uomo spogliatoio e amico vero. Solo un giocatore di calcio? Assolutamente no.
Il 25 maggio 1953 nasceva a Cernusco sul Naviglio il libero più elegante che il panorama calcistico italiano abbia saputo offrire in tutta la sua storia. Campione del mondo 1982 con la Nazionale guidata da Enzo Bearzot, simbolo della Juventus a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Da Parola a Trapattoni, lui era sempre lì a comandare le trame di gioco dei bianconeri. Elegante, pulito negli interventi, capace di dettare i ritmi di gara in fase di possesso e non, terribilmente concreto anche negli inserimenti in chiave realizzativa. Un mix perfetto arricchito da un carattere mite e genuino. Un capitano silenzioso ma rispettato da compagni e avversari.
La carriera da allenatore, dopo il ritiro agonistico avvenuto nel 1988, era ottimamente avviata. Appesi gli scarpini al chiodo Scirea frequentò il corso di Coverciano ottenendo a pieni di voti il patentino. Iniziò la nuova avventura affiancando Dino Zoff nel ruolo di tecnico in seconda. Il 3 settembre 1989 (dopo un anno circa dal ritiro da giocatore), quel maledetto giorno, Gaetano era diretto in Polonia per osservare da vicino la squadra del Górnik Zabrze che di lì a poco avrebbe affrontato la Vecchia Signora in Coppa Uefa. Durante il tragitto di ritorno in direzione Varsavia un terribile incidente stradale pose fine ad una giovane vita. Sgomento, incredulità e immensa tristezza accumunarono l’intera opinione pubblica italiana ed internazionale. Oggi Scirea avrebbe compiuto 70 anni.
