(di Alessandro Iacobelli) C’è stato un tempo in cui la Società Sportiva Calcio Napoli boccheggiava nelle retrovie del pallone italiano. Era l’estate 2004. Un’estate frenetica, spasmodica, triste, tristissima e poi incredibilmente provvidenziale per il popolo partenopeo.
All’ombra del Vesuvio si materializzò un valzer di esperienze societarie economicamente discutibili. Avventure da una notte e via che svuotarono in breve le casse del club campano. Dagli albori degli anni novanta del secolo scorso, dal post secondo scudetto azzurro con Maradona in campo e Bigon in panchina per intenderci, fu il caos. Al timone in rapida successione Ferlaino, Ellenio Gallo, Vincenzo Schiano di Colella (Ferlaino azionista di riferimento), Gian Marco Innocenti (Ferlaino azionista di riferimento), Federico Scalingi, Ferlaino-Corbelli in tandem. Nel 2002 l’albergatore Salvatore Naldi rilevò le azioni dei due predecessori. L’idillio durò lo spazio di due anni. Nel 2004 la sentenza più dolorosa: fallimento. Il Tribunale Civile tolse il velo su un’esposizione debitoria di circa 79 milioni di euro e decretò la retrocessione d’ufficio in Serie C1. Nella confusione generale (tentativi di scalata da parte di Gaucci, goffe ipotesi di adesione al Lodo Petrucci ed altri sogni obiettivamente irrealizzabili) spuntò una luce all’orizzonte. Aurelio De Laurentiis, con il suo stile cinematografico, versò 30 milioni creando da zero il Napoli Soccer. 6 settembre 2004: il giorno della svolta. Il resto è storia fin troppo conosciuta.
