(di Alessandro Iacobelli) Vujadin Boškov, personaggio iconico. “Un grande giocatore vede autostrade dove altri vedono solo sentieri”, questa è solo una delle frasi celebri coniate dal tecnico originario di Begeč.
Prima jugoslavo, poi serbo. Buon giocatore, ma soprattutto allenatore amatissimo in tutte le piazze frequentate. Titoli, vittorie, sconfitte, delusioni, ma anche rapporti di umano affetto intavolati con una miriade di calciatori.
Al timone della Sampdoria (dopo una parentesi sulla panchina dell’Ascoli) l’epopea più gloriosa con il capolavoro dello scudetto blucerchiato nella stagione 1990-1991. Pagliuca, lo stopper arcigno Vierchowod, capitan Pellegrini, il regista Dossena, l’eclettico brasiliano Cerezo, il mitico esterno Attilio Lombardo, gli altri stranieri Katanec e Mychajlyčenko. Poi… quel tandem: Mancini-Vialli. Nomi che ancora oggi stimolano commozione nel cuore e nell’anima dei tanti tifosi liguri. Nell’annata seguente una Coppa dei Campioni solo sfiorata nella finalissima di Wembley contro il Barcellona.
Nello stivale Boškov guiderà pure Roma, Napoli e Perugia. In chiave internazionale da rimarcare le avventure a capo di Feyenoord, Real Saragozza, Real Madrid e Nazionale della Jugoslavia. Il 27 aprile 2014 si spegneva a Novi Sad.
