L’Italia della ripartenza stecca amaramente. Un azzurro sbiadito soccombe di fronte ad un’Inghilterra superiore in tante, troppe cose. Lo scarabocchio tattico di inizio partita ha tagliato le gambe ad un collettivo già fragile di suo.
Il 4-3-3, tanto decantato all’epoca degli Europei vinti proprio in terra britannica, ormai è un abito scomodo per questa Nazionale povera di contenuti e impaurita. Il primo tempo del Maradona, purtroppo, è uno schiaffo al rinnovamento oggi più che mai improrogabile. Il trio in mediana ha sofferto le pene dell’inferno al cospetto del centrocampo di Southgate tutto muscoli e fosforo. Phillips, Rice e Bellingham hanno surclassato i nostri Barella, Jorginho e Verratti. La reazione d’orgoglio vista nella ripresa non può bastare per nascondere la polvere rimasta sotto il tappeto. La colpa più grande di Mancini? Semplice, la scelta di un sistema tattico inadeguato per le possibilità attuali del team italiano. Nei mesi scorsi il passaggio al 3-4-3 (o al 3-5-2) aveva donato nuova linfa e maggiori sicurezze. Squadra più quadrata, coperta al punto giusto e più efficace in fase offensiva. La marcia indietro nel match d’esordio delle qualificazioni ad Euro 2024, quindi, risulta incomprensibile. Ucraina, Macedonia e Malta sono più deboli di noi? Sì, ma solo sulla carta. In quella maledetta notte di Palermo contro i balcanici abbiamo toccato il punto più basso della nostra storia recente, anche peggio dell’affronto di San Siro con la Svezia. Per accedere alla fase finale del torneo continentale tra un anno basterebbe anche il secondo posto nel girone. Insomma, per saltare l’ennesimo appuntamento internazionale gli azzurri dovrebbero veramente impegnarsi in negativo. Retegui ha segnato, confermando a pieno i motivi della sorprendente chiamata al capezzale di Coverciano. Ciononostante la punta del Tigre ha strappato una sufficienza risicata in pagella. Bene il gol, anzi benissimo considerando la penuria generazionale nel ruolo, ma per il resto il piatto piange. Certo, non può essere una sola partita a condizionare il giudizio su un calciatore. Mateo è un rapace d’area di rigore, opportunista, furbo, scaltro, cattivo sotto porta. Ecco, non chiediamogli di cucire il gioco con i colleghi. In queste condizioni ci si prepara alla gara di domenica ad Attard contro Malta. La strada al momento è in salita, la svolta è un auspicio ma anche una necessità. Alessandro Iacobelli
