La Serie C a Sora ha regalato ai tifosi emozioni irripetibili. In pochi probabilmente ricordano, oltre alle 13 stagioni a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, l’epopea vissuta riva al Liri dal 1930 al 1935.
Un lustro da sogno che merita una rievocazione particolareggiata. Benito Mussolini è al timone dello stivale ormai da tempo, con la marcia su Roma datata 1922, e gli orrori della Seconda Guerra Mondiale che sembrano ancora distanti. All’alba del decennio il club bianconero crea una struttura societaria organizzata nel dettaglio ottenendo anche l’iscrizione ufficiale alla FIGC.
Il commendatore Marsella funge da Presidente assistito da fedeli scudieri che rispondono ai nomi del ragionier Antonio Colella e di Antonio Annunziata. Il consiglio direttivo è numeroso e coinvolto direttamente nelle questioni dirigenziali. Il ragionier Lucarelli ricopre il ruolo di segretario. Esiste pure una sede sociale sita nei pressi di Piazza Santa Restituta.
L’ex romanista Lommi è al tempo stesso allenatore e giocatore della squadra volsca. La Spes supera i bianconeri nella sfida di esordio in 3° Divisione, ma da lì in avanti il Sora dei vari Pascucci, Rea, Galante, Piancastella, del portiere Bragaglia e del bomber Cruciani non sbaglia un colpo e festeggia a fine anno il salto in Seconda Divisione sbaragliando la concorrenza nel gruppo ristretto contro Maccarese, Anzio, Roma III e Fortitudo. In estate sposano il progetto bianconero interpreti provenienti da piazze altolocate. Basti pensare alla punta Corengia dal Bari (che diventerà anche mister), agli atalantini Gambarella e Salvetti, al toscano della Fiorentina Riviera, a Borelli dal Bologna e a Terracciano dal Napoli. Nel frattempo lo stadio di via Sferracavallo inaugura la tribuna coperta appena costruita. Il team volsco è un rullo compressore e incamera la seconda promozione di fila: si vola in Prima Divisione. Il Sora compie l’impresa in terra capitolina al cospetto della Fortitudo sbancando il fortino avversario per 2-1 con reti siglate da Salvetti e Rastelli. Nel post-partita si scatena anche una baruffa con la tifoseria romana inalberata per lo smacco sportivo.

I bianconeri restano nella Serie C dell’epoca fino al 1935. Sulla panchina si alternano Mattei, che nella trasferta di Fano rifila un celebre schiaffo al giocatore Andreini che poi firmerà una tripletta provvidenziale per il successo, e il sudamericano ex Bologna Cannabal. A fine stagione però i conti non tornano, con il neo Presidente Colella (intanto il commendator Marsella aveva passato la mano) obbligato ad arruolarsi nelle forze armate destinate alla guerra in Africa, e la squadra retrocede mestamente. Per rivedere la compagine sorana in C bisognerà aspettare il 1939 con il trainer Corengia, cavallo di ritorno, comandante della truppa e con la figura pionieristica di Domenico Ferri (di fatto primo direttore sportivo della storia bianconera). Da sottolineare infine le ripetute amichevoli disputate contro Roma e Lazio. Protagonisti di tali contese autentici miti di quel calcio come Fulvio Bernardini e Giuseppe Meazza (con quest’ultimo presente come ospite d’eccezione).
Alessandro Iacobelli