Raffaele Battisti: memorie di un lottatore. L’ex centrocampista del Sora dal 1999 al 2004 ha gettato il cuore oltre l’ostacolo in ogni singola sfida.
Dal maestro Di Pucchio a Capuano, gli allenatori transitati al Tomei hanno sempre apprezzato il fosforo e la grinta del mediano di Poggio Bustone. Il miracolo a Tempio, il giubilo della stagione successiva a Catanzaro, l’ultima salvezza festeggiata a L’Aquila: Battisti ha partecipato attivamente alle imprese più belle del Sora che fu.
Oggi il buon Raffaele guida il Bf Sport Rieti nel torneo di Promozione e ha una missione: trasmettere ai giovani i valori genuini della vita attraverso la pratica calcistica. Ecco le sue parole ai microfoni di TG24.info.
Lo sbarco a Sora
“Arrivai a Sora nel 1999-2000 e giungevo da un anno a Frosinone. Di Pucchio parlò molto bene di me al direttore sportivo bianconero che infatti in estate mi chiamò per chiedere la disponibilità di trasferirmi. Il campionato di C2 lo cominciammo con Papagni in panchina. Nel frattempo mi sono anche sposato in quel frangente con mia moglie incinta. L’accoglienza dell’ambiente volsco non fu delle migliori in Piazza Indipendenza e i tifosi fischiarono subito dopo aver sentito il mio nome e la squadra da cui provenivo. In poco tempo quei fischi si trasformarono in applausi”.
La stagione più difficile
“Quella però fu una stagione molto complicata. Ci fu l’esonero di Papagni con il ritorno di Claudio Di Pucchio. Il Sora non riusciva a vincere fuori casa. Al termine del torneo ci fu la sfida contro il Tempio con l’ultima partita decisiva proprio in trasferta. Dopo il match di andata in Sardegna fu un pomeriggio davvero emozionante. Passammo avanti 2-0 e a 10-15 minuti dalla fine lo stadio si stava svuotando, ma a quel punto il Tempio accorciò 2-1 per poi acciuffare il 2-2 appena ripreso il gioco. Pensavo dentro di me: “Se retrocedo pure quest’anno la C non la possa fare”. Poi invece allo scadere, da un fallo laterale nostro, Campanile da fuori pescò il jolly della salvezza”.
17 giugno 2001: Catanzaro ko
“La stagione successiva ci fu l’apoteosi. Eravamo un team molto giovane. I più grandi di età erano Di Pietro e Roca. Terra era più piccolo di me, poi c’erano Di Fiordo e Quadrini cresciuti nella Lazio. C’era Mortari, Erbini e ovviamente Luca Campanile che aveva qualche anno più di me. Nel girone B l’anno prima trovammo troppe difficoltà inaspettate. Finimmo invece nel gruppo del Sud dove il club era abituato a giocare contro diverse corazzate. Non volevamo commettere gli stessi errori. L’obiettivo era quello di arrivare il prima possibile alla quota salvezza per stare tranquilli. Da lì in poi ci rendemmo conto che un passo avanti era possibile. La gente la domenica al Tomei ci si spingeva sempre più. Certo, un finale del genere con la promozione era fuori da ogni aspettativa. Dopo lo 0-0 col Campobasso in casa il grande maestro Di Pucchio ci disse: ‘Sono contento del risultato’. Noi che eravamo amareggiati lo guardammo increduli. Aveva ragione lui perché al ritorno loro erano impauriti di subire il gol. Successe praticamente la stessa cosa contro il Catanzaro. In Calabria il mister riuscì addirittura a prevedere il risultato di 1-3 per noi. Sull’1-0 per loro mi sostituì per far entrare Mortari. Quando pareggiammo lo stesso Di Pucchio si girò da me e disse: “Campanile dovrebbe uscire ma lui ci farà vincere oggi”. Così fu e quel sogno divenne realtà”
Al Fattori la gioia condivisa con il popolo sorano
“I tre anni successivi di C1 furono comunque belli. A lungo andare forse però mi ero appiattito anche io su certi dettami tattici. Leggevo i giornali e continuavo a vedere voti positivi per Battisti, ma in cuor mio non ero così convinto. L’arrivo di Capuano in parte mi ridiede i vecchi stimoli. La parte conclusiva della stagione 2003-2004 fu in crescendo e culminò con la salvezza raggiunta a L’Aquila. Quella domenica ero in mezzo ai tifosi insieme a Taccola perché squalificato. Al gol di Costanzo su rigore festeggiammo insieme alla gente bianconera e fu fantastico. Poi purtroppo nel 2005 sappiamo tutti cosa è successo. Colgo l’occasione anche per mandare un abbraccio enorme ai sorani con gli auguri di un sereno Natale”.
La missione del Battisti mister
“Attualmente lavoro come operatore ecologico nel mio paese grazie alla partenza della raccolta differenziata. La passione per il calcio è tanta e non potevo rinunciare a quel pallone che rotola. Alleno una squadra nel campionato di Promozione. Il gruppo è molto giovane. Siamo partiti bene ma ora stiamo un po’ soffrendo. In questa stagione devo cerca in tutti i modi di portare la nave al porto della salvezza. L’anno prossimo vedremo ciò che accadrà e ciò che decideranno i presidenti. E’ chiaro che mi piacerebbe rimanere in questo mondo, magari anche nei settori giovanili. Nella mia testa c’è la voglia di andare sempre più in alto. L’obiettivo fondamentale è quello di trasmettere loro qualcosa dal punto di vista umano. I ragazzi di oggi troppo spesso non sono abituati al sacrificio perché sono piatti. Negli spogliatoi non parlano e stanno tutto il giorno con il telefono. Se perdono 2-3 partite per loro è una cosa normalissima. Dopo gli anni del vivaio nel Rieti, di fatto l’unica realtà del territorio fino a qualche tempo fa, questi giovani si sono confrontati con le compagini capitoline la situazione si è stravolta. Il problema è che non reagiscono alle difficoltà. Ecco, io vorrei cambiare la loro testa in tal senso”.
Alessandro Iacobelli