IL FATTO – 2 Giugno 1946: la rinascita italiana passa anche attraverso lo sport

Alessandro Andrelli
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(di Irene Annarelli) Il 2 Giugno è una data storica per gli italiani: ricorre l’anniversario del referendum dove per la prima volta hanno votato anche le donne e che ha portato alla nascita della Repubblica.

Idealmente segna l’inizio di quella libertà che il Fascismo prima e la guerra dopo, avevano tolto. È il giorno della rinascita, il giorno in cui l’odore di terra bruciata, gli echi delle bombe che cadono al suolo, le macerie che riempiono l’aria di polvere vengono lasciati indietro, relegati in meandri della memoria che fanno male e si prova a rinascere. La situazione dell’Italia all’indomani della guerra era però disastrosa: la situazione politica era complicata, tanti partiti cercavano la scalata al potere, l’economia era a terra e la brutta figura che il nostro Paese aveva fatto durante la Guerra di certo non aiutava gli scambi con le Nazioni confinanti; a livello sociale c’erano tante spaccature, dovute ad ideali diversi e a diverse condizioni di vita. L’Italia, all’alba della nuova libertà riconquistata, si presentava frammentata, estremamente povera e bisognosa di una valvola di sfogo sana, che aiutasse le persone a distrarsi e a fare squadra. È in questo contesto che si inserisce la nuova importanza data allo sport e agli sportivi, persone comuni, toccate dall’orrore della guerra, che in qualche modo erano riuscite a risollevarsi e ad eccellere in uno sport specifico. La strada da percorrere però non era semplice: la guerra non aveva risparmiato gli impianti sportivi, gli stadi erano quasi tutti distrutti, i luoghi dove si praticava l’attività sportiva non esistevano più. Oltre alla ricostruzione fisica di questi luoghi -sostituiti nel mentre dai vicoli, dalle piazze, dalle strade che si riempivano di bambini e giovani adulti che giocavano insieme con la palla, con la corda, a nascondino o semplicemente saltando di qua e di là- bisognava allontanare lo sport dal ruolo che aveva avuto durante il Fascismo e donargli un vestito nuovo. La strada si presentava in salita: il Coni, in seguito alla soppressione del Partito Nazionale Fascista, fu posto alle dipendenze del Consiglio dei Ministri ma la mancanza di fondi e i problemi politici, portarono a distogliere l’attenzione dallo sport. La ricostruzione è lenta, tormentata da disorientamenti morali, dalle continue tensioni sociali che invadono anche questo settore: lo sport diventa lo specchio dell’Italia, ricco di fazioni, di ideologie politiche ma anche di speranze e di sogni. Lo sport diventa contenitore di tante cose ma soprattutto diventa momento di condivisione. Il ruolo assunto dai radiocronisti diventa importantissimo: con la loro voce illustravano gli eventi, li descrivevano in diretta, li commentavano e le piazze si riempivano. Centinaia di tifosi, si riunivano per ascoltare le gesta dei loro eroi, creavano aggregazione, elevavano nell’aria risate e magari anche qualche discussione, dopo una giornata di intenso lavoro. Erano momenti che servivano ad allontanare pensieri negativi, preoccupazioni per il cibo che scarseggiava: erano momenti di aggregazione che avvenivano in totale libertà e che servirono a ricreare l’Italia sotto il profilo sociale e umano. Il 1946 è l’anno della ripresa. Riprende il campionato di calcio, con la favola del Grande Torino, squadra di fenomeni che risolleva una città -per l’appunto Torino- martoriata dalla guerra e non solo: i fenomeni granata erano lo zoccolo duro della Nazionale di Calcio italiana e la loro capacità di incantare il pubblico non passò inosservata. A causa delle scelte politiche adottate durante la Guerra, l’Italia si ritrovò esclusa da molte manifestazioni sportive intraprese negli anni successivi. In nostro soccorso venne la Svezia che organizzò alcuni incontri di tennis e di calcio non ufficiali che diedero il via alla ripresa internazionale dello sport azzurro grazie soprattutto ai giocatori granata che incantarono tutti. Il 15 giugno 1946 riprende poi il giro d’Italia, con 14 tappe: lo vinse Gino Bartali, staccando di 46 secondi l’eterno rivale Fausto Coppi. Bartali, che durante la guerra, con la scusa degli allenamenti, a bordo della sua bicicletta trasportò per mezza Italia documenti che salvarono la vita a circa 800 ebrei, mentre Coppi fu fatto prigioniero in Africa. Persone normali, atleti straordinari che, a suon di pedalate, stavano facendo ripartire l’Italia. Nel 1947 torna la Mille Miglia, con Tazio Nuvolari protagonista che, all’interno della sua automobile, sfrecciava veloce verso il futuro. Erano gli anni delle prime schedine del Totocalcio, inventate dal giornalista Massimo Della Pergola il quale, durante gli anni della guerra, fu confinato in un campo lavoro perché ebreo. Erano anni difficili, fatti di pane e patate, di case smantellate, di macerie da cancellare; anni in cui si aveva poco. Anni in cui lo sport diventa elemento unificatore e aiuta davvero, gli italiani a rialzarsi. Irene Annarelli
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