Calcio – INCHIESTA “Volevo i miei scarpini sporchi”, tanti soldi nel settore giovanile

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(di Anna Ammanniti) Parliamo di calcio, lo sport più amato dagli italiani, un gioco sano che di “gioco” e di “sano” è rimasto ben poco. Il calcio è ricco e intorno c’è un giro di affari di miliardi di euro, girano troppi soldi e quindi troppi interessi.

In Italia il pallone è droga, non fai sport se non giochi a calcio e gli altri sport sono letteralmente snobbati, ma allora: perché non si fa niente per mantenere questo sport sano? L’odore dei soldi ha una fragranza particolare e non parliamo riferendoci solo ai livelli top, serie A e serie B, già dal settore giovanile si sente quel profumo inebriante di denaro, così ammaliante da trovare atleti di 10 anni già con il procuratore. Allucinante ma vero, testimonianze di allenatori, che senza veli e peli sulla lingua hanno raccontato ciò che accade nel settore giovanile italiano. I talenti in Italia scarseggiano, i bravi poi devono farsi spazio tra molteplici difficoltà, barriere soprattutto di natura economica ma che vede coinvolti anche altri interessi. Di questo passo però non avremo più possibilità di tirar fuori campioni e Baggio, Del Piero, Totti, resteranno un ricordo. L’Italia non partecipa più ai mondiali, perché non ha giocatori di livello che possano competere con le altre nazioni, nel settore giovanile non si produce più qualità. La causa è da ricercare alla base, analizzare ciò che succede e quali sono i problemi. Oltre al fattore economico c’è la continua ricerca del tecnicismo che ha smorzato negli atleti quella sorta di istinto che permetteva loro di esprimersi al meglio. Una volta si giocava sotto casa, nei vicoli, nei piazzali delle parrocchie. I bambini erano liberi di esprimersi e non bloccati dalle morse della tecnica. Lì, su strada nasceva il campione, lì nei quartieri emergeva il più forte, quello che avrebbe fatto strada, senza i soldi e le pressioni di papà. Quello bravo veniva notato, quello che non era portato non veniva illuso. Oggi la società di calcio bada più a far numero piuttosto che alla bravura. La società di calcio del settore giovanile aggrega tutto, l’importante è far cassa, anche illudendo il giovane atleta che non è portato per il calcio e che invece così facendo gli viene negata la possibilità di affermarsi in un altro sport, in cui magari sarebbe più portato. Le scuole calcio e il settore giovanile dovrebbero essere più sinceri. Da oggi non è più solo un pensiero che ogni tanto sorvola la mente, è la certezza, il settore giovanile ruota intorno ai soldi e lo dicono proprio loro, gli allenatori, coloro che toccano con mano, coloro che guardano e sentono ciò che accade tutto intorno. Affrontiamo la problematica toccando diversi temi, spaziando tra le società impegnate solo guadagnare euro, passando per le regole della Federazione, dalla funzione sociale dello sport e al raggiungimento del risultato, dalle pressioni dei genitori che vedono nel loro figlio il salvadanaio – salvagente dei loro problemi economici a quelli che invece “investono” per far emergere ad ogni “costo” la prole, sopperendo alle qualità con i money, ingrassando il portafoglio di direttori sportivi, dirigenti, presidenti. Testimonianze di addetti ai lavori, gli educatori dei ragazzi, la testimonianza degli allenatori.  In questo viaggio insieme, i tecnici spiegheranno il dietro le quinte, quello che succede nelle società di calcio, là dove nascono i talenti e che nella maggior parte dei casi devono farsi spazio tra gli atleti ‘sponsorizzati’ e finiscono per perdersi, uscire da un ambiente “sporco”. Interverranno professionisti del calcio, alcuni hanno preferito restare nell’anonimato, “schifati dal sistema”, dai numeri, dal denaro. Cercheremo di capire perché in Italia ci sono migliaia di scuole di calcio e pochissimi campioni. Anna Ammanniti  
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