E’ da ieri sera che inizio a scrivere questo articolo, ma poi puntualmente lo modifico o lo cancello.
Le idee non ce ne sono, e credo che il tutto sia dovuto al verdetto del campo maturato ieri sera. Perché è finito tutto in maniera troppo veloce. Nessuno immaginava un finale simile; nessuno immaginava un finale simile per il vecchio Matusa. Le luci si sono spente a notte inoltrata nell’impianto di via Marittima. Addetti ai lavori, e non, non volevano lasciare quel posto. E’ come se tutti cercassero una scusa per rimanere ancora qualche minuto a respirare quell’aria. Perché l’aria del Matusa è speciale. E’ come se un pezzo della vita di chiunque se ne sia andato. Adesso vi racconterò cosa mi mancherà del vecchio Comunale di Frosinone: La canonica partenza anticipata da casa per trovare un parcheggio. Mettermi davanti la Tribuna ed aspettare colleghi e non, per farmi una chiacchierata pallonara. Ritirare l’accredito e trovare sempre i soliti sorrisi in biglietteria. Entrare allo stadio, e semmai dire in tono scherzoso allo steward di turno: “Certo, però, i cancelli potevano esser anche aperti prima. E’ da tanto che aspetto eh”. Trovare sempre gli stessi addetti ai lavori, ai loro posti. Come se il tempo non passasse mai dentro quell’impianto. Salire le scale per raggiungere la mia postazione, ed iniziare ad intravedere il verde del terreno di gioco. Fare il solito ragionamento: “Ok vado ora in bagno, che poi si inizia a scrivere”. Ridere e scherzare con i colleghi (leggete amici, ndr) in Tribuna Stampa. Perchè alla fine si diventa tutti una grande famiglia dentro quell’impianto. Aspettare la fine dell’intervallo per prendere un caffè ed evitare un po’ di fila al bar dello stadio. Stare minuti (e minuti, ndr) ad aspettare i calciatori in Mixed Zone. E nel frattempo per ingannare l’attesa si guardano le classifiche, si pensa alla prossima sfida di campionato, o alla domanda da porre all’intervistato di turno. Uscire dallo stadio e sentirsi a prescindere dal risultato, vivi. Ecco. Il Matusa è stato tipo un luogo fantascientifico per il sottoscritto. Una sorta di città nella città, dove tutto sembrava non funzionare a detta di tutti. Eppure nonostante questo, tutto sembrava perfetto, in ordine e in equilibrio. Dove sentimenti, legami, affari, o semplici passioni si intrecciavano in un mix difficile da spiegare. Caro Matusa mi, anzi, ci mancherai. P.s ti ho voluto bene davvero. Nunzio Danilo Ferraioli
