Tutti sul banco degli imputati senza se, e senza ma.
E’ questo che mi viene da dire al termine di Frosinone-Perugia 1-2. I giallazzurri partono bene e nei primi venti minuti (minuto più, minuto meno, ndr) giocano anche discretamente, trovando la rete del vantaggio con un gran gol di Dionisi. Poi il buio più tetro e pauroso. Black-out psicologico, ma anche fisico, ed il Grifo con il passare dei minuti cresce ed inizia a tenere in mano il pallino del gioco. Ma lo sapete la cosa che sinceramente mi ha fatto più male? Non vedere in campo tra i calciatori del Frosinone, l’umiltà, la rabbia e la voglia di arrivare. Contrasti persi e seconde palle mai recuperate. Ma i cosiddetti “occhi della tigre” del celebre film Rocky, che fine hanno fatto? Quella rabbia che ha sempre contraddistinto questa squadra, dove è andata a finire? Il Perugia dal canto proprio ha giocato con intelligenza e soprattutto fame. In alcuni frangenti, infatti, la truppa di Bucchi, ha ricordato il Frosinone 2014/2015, per coesione e soprattutto rabbia agonistica. I fischi e la prima contestazione stagionale della Curva Nord, sono sacrosanti. La Serie A e gli applausi post-Palermo sembrano ormai un lontanissimo ricordo. Eppure lo striscione della Curva ad inizio partita era chiaro e nitido: “Noi anima e cuore.. Voi sangue e sudore”. Non ci siamo proprio.. Nunzio Danilo Ferraioli
