EDITORIALE – “E tanto già lo so, che l’anno prossimo gioco di sabato”. Questo è piuttosto confortante…

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E’ finita. Anzi, ho sbagliato, non è finita.

Perchè così come diceva il personaggio Paul Ashworth in Febbre a 90°, “la cosa stupenda del calcio è che tutto questo si ripete continuamente, c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c’è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi”. Certo, il Frosinone non è l’Arsenal, ma poco importa. Poco importa, se in Tim Cup ci toccherà partire dal secondo e non dal terzo turno, e che non sarà a gennaio bensì proprio nei giorni a cavallo con Ferragosto. Poco importa che i Gunners hanno la maglia biancorossa ed il Frosinone ne ha una di colore giallazzurro. Ma soprattutto, cosa ci importa di questa retrocessione. L’amarezza c’è stata, inutile negarlo, ma la forte consapevolezza di riprovarci assieme il prossimo anno può allietare il sonno. Perchè, così come predetto, quella di ieri è stata una giornata nettamente diversa rispetto a quel 21 Maggio del 2011. Applausi per tutto e tutti. Ma applausi soprattutto ai tifosi, come direbbe il presidente Stirpe, i veri proprietari della squadra di calcio. Ed io voglio applaudire loro non tanto per la (bella, ndr) coreografia. Io voglio applaudirli per quel coro goliardico a fine partita: “E tanto già lo so che l’anno prossimo, gioco di sabato”.  Coro abusato dalle capoliste di Lega Pro, ma anche da tifoserie avversarie di massima serie che augurano una retrocessione ad un’altra squadra. Questa volta a cantarlo è stato la Nord, quasi a ricordare a tutti che l’appuntamento per ritrovarsi su quei gradoni è fissato per sabato 27 agosto. C’è un’altra stagione che a breve sarà alle porte. E questo come diceva il buon Paul, è piuttosto confortante.   Nunzio Danilo Ferraioli
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