A venti anni dal gemellaggio con la città di New Orleans ne ripercorriamo la storia con uno dei suoi più ferventi promotori, colui che senza esagerare può esserne ritenuto il padre. Inevitabile soffermarsi, allora, anche sul presente del festival del blues e sapere se in qualche modo le sorti di questo figlio ora un po’ bistrattato, non certo da lui, possano essere rilanciate. Luciano Duro ha risposto così alle nostre domande:
Come nacque l’idea? “Ebbi la fortuna di conoscere tramite il caro amico Gianni Blasi il Prof. Gerardo Iacoucci, eccellente pianista, compositore, nonché direttore d’orchestra ma anche stimato docente presso il conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Gerardo era stato tra i fondatori della “ Scuola Popolare di Musica di Testaccio” a Roma e si si era perfezionato al Berklee College of Music di Boston. E’ un pianista jazz che già si era esibito negli Stati Uniti in varie città e a New Orleans dove, nel 1989 ricevette la cittadinanza onoraria e strinse un rapporto artistico con Alvin Batiste, clarinettista, direttore presso la prestigiosa “Southern University” in Baton Rouge ed altri musicisti. Gianni Blasi e Gerardo Iacoucci coltivavano da anni l’idea di un gemellaggio tra New Orleans e l’intera Provincia di Frosinone. Il “Liri Blues Festival”, a quel tempo itinerante e ormai evento di fama internazionale, fu uno dei motivi per poter stringere un rapporto di amicizia con la città della Louisiana. Si recarono una prima volta a New Orleans per costruire le basi per il gemellaggio ma l ‘Amministrazione Provinciale non credeva nel progetto, tardava sempre mentre dall’altra parte già erano pronti, così tutto fu dirottato ad Isola del Liri dove il festival era nato e dove trovammo la grande disponibilità dell’allora Sindaco Bruno Magliocchetti, appassionato di jazz e pieno di entusiasmo, già fondatore dell’associazione “Jazz ‘n’ Arts” insieme al sottoscritto, a Gianni e Gerardo, al musicista Tommaso Folchetti, allo scrittore e giornalista musicale Vincenzo Martorella e al musicologo Edmondo Zanotti. Poi Gerardo si ritirò e restammo nell’organizzazione solo io e Gianni. Un mese dopo eravamo già in viaggio per New Orleans, a nostre spese, il gemellaggio fu presentato insieme alle manifestazioni per il centenario della nascita di Sidney Bechet, uno dei grandi innovatori del jazz, che aveva vissuto parte della sua vita in Francia.” Le ragioni che lo ispirarono sono ancora valide? “Le ragioni erano valide allora come adesso: il blues, la comune presenza francese che ha dato sviluppo ed ancora viva nella tradizione culturale della città, l’influenza della tradizione bandistica italiana nel jazz, l’ Arcivescovo Rosati di Sora che ha evangelizzato quelle terre. In occasione del decennale qualcosa è stato fatto con collegamenti in diretta ed un pregevole CD in omaggio alla musica di New Orleans. Non fu possibile fare di più perché era appena deceduto Alvin Batiste. Ma vedi ci sono due cose che credo siano irripetibili: nel 1997 ci fu un’organizzazione perfetta che coinvolse decine di ragazzi, un investimento economico importante ora non più possibile ed un sindaco che seppe cogliere il valore di quel gemellaggio e l’importanza che poteva avere nel futuro di Isola del Liri. Furono abbattuti muri ideologici per il bene comune, erano i tempi di “Isola del Liri Salotto della Ciociaria”, si respirava un aria diversa. Oggi io che sono stato tra i fautori di quell’evento, l’inventore del “Liri Blues”, cittadino onorario di New Orleans, sono estromesso dal ventennale da coloro che fanno parte della mia stessa area per vicende politiche, ormai passate, che nulla hanno a che fare con questa importante ricorrenza. Ricordo anche che oltre al ventennale del gemellaggio, nel 2017 c’è il trentennale del festival, se riusciremo a farlo.” Ritieni che il Liri Blues possa essere rilanciato? “Il “Liri Blues” ha ancora una vasta notorietà ma sono ormai due anni che vive di rendita. Non sembra interessare ai pubblici esercenti, è sufficiente per loro fare cassa il venerdì ed il sabato, sono quasi tutti di fuori, non hanno a cuore la crescita economica e culturale della comunità. Alcuni sono stagionali, ma come tutte le mode anche la movida isolana passerà lasciando dietro una città con un futuro da ricostruire e una identità da ritrovare. In passato era l’avanguardia culturale della provincia. Il Comune non lo tiene in grande considerazione, sembra che lo finanzi perché non ne può fare a meno, preferisce investire per iniziative nazional-popolari che sostenere con forza una manifestazione a carattere internazionale.” Foto dal web Veronica Villa
