Due anni in carcere da innocente. I giudici della Cassazione hanno definitivamente posto la parola fine alla vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto Libero Forlini, ritenuto per lungo tempo dagli inquirenti il referente del clan dei Casalesi nel Cassinate, ed altre tre persone tutte residenti a Piedimonte San Germano.
Secondo l’accusa e le indagini svolte qualche anno fa da Procura e Carabinieri, Libero Forlini avrebbe partecipato al pestaggio di un giovane residente in un paese limitrofo. Pestaggio scaturito da un diverbio per qualche parola di troppo davanti ad un bar. L’aggressione provocò gravi lesioni al ragazzo che per lungo tempo dovette restare in ospedale. Lo stesso è poi deceduto due anni fa la lanciandosi da un balcone. Una vicenda delicata e dai contorni amari quella che ha visto finire in carcere Forlini e gli altri componenti del presunto commando di picchiatori. In primo grado vennero tutti condannati nonostante Forlini, tramite il suo avvocato Beniamino Di Bona, ha sempre dimostrato che nel momento in cui il giovane veniva massacrato lui si trovava in ospedale dalla sorella Rosa, madre del piccolo Mauro Iavarone, il bimbo di 11 anni assassinato nel 1998. I giudici della Corte d’Appello di Roma hanno ribaltato la sentenza di condanna a tre anni e 4 mesi inflitta dai giudici di Cassino ed hanno assolto quindi Libero Forlini. Sentenza confermata lo scorso 2 novembre dalla Cassazione. La sera del pestaggio Forlini non era a Piedimonte. “Il mio cliente non ha mai avuto problemi ad ammettere le sue responsabilità – ha dichiarato l’avvocato Di Bona – ed anche in questo caso avrebbe fatto la stessa cosa. Forlini è stato per due anni in carcere da innocente e per questo qualcuno deve pagare. Ho già avviato l’iter di risarcimento danni per ingiusta detenzione”. (foto di repertorio) Angela Nicoletti
