Il baratto amministrativo è una delle novità più discusse del provvedimento che ha convertito in legge il decreto Sblocca Italia. Chi ha difficoltà a far quadrare i conti, non riuscendo ad esempio a pagare IMU o TASI, potrebbe in questo modo, rendendosi utile alla comunità locale, saldare i suoi debiti con il Comune sistemando le aree verdi della città, effettuando la manodopera in piazze e strade oppure procedendo al recupero di aree e beni immobili inutilizzati. Questa novità ha suscitato molte reazioni tra chi è pienamente favorevole e chi invece pone un problema di natura pratica: come gestire i volontari/lavoratori. (m.f.)
“Mettendo da parte per un istante i voucher, – ha dichiarato l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Cassino Stefania Di Russo – voglio sottolineare, come già detto in passato, che il nuovo bando per il co – housing di recente pubblicazione prevede il baratto amministrativo. Nello specifico chi riceve una casa per emergenza abitativa dal Comune è invitato ad accettare un patto di servizio iscrivendosi al regolamento del volontariato e pertanto fornendo un servizio di pubblica utilità per la cittadinanza. È ovvio che quanto contenuto nel bando può essere applicato anche in altri ambiti, tenendo, tuttavia, ben presenti tutti i principi di selezione riservati alla persone per accedere a questo tipo di beneficio. Nessuno è quindi contrario al baratto amministrativo, – continua l’assessore – ma bisogna indicare con precisione i parametri dei beneficiari di tale provvedimento. […] Un’altra cosa importante riguarda, poi, la prestazione lavorativa in favore del Comune come forma di baratto amministrativo. Faccio un esempio: se una persona è morosa per una cifra elevata che supera le migliaia di euro, ne consegue che la prestazione lavorativa, seppur volontaria, può assumere la forma della continuità con le inevitabili conseguenze di natura legale. Quindi, personalmente, io non sono mai stata contro il baratto amministrativo, ma vanno stabiliti in maniera precisa e completa quali sono i criteri per accedervi. Anzi posso tranquillamente dire di esserne stata promotrice. Tuttavia diverse ancora sono le considerazioni da fare. Ad esempio il mancato pagamento delle tasse comunali equivale ad un mancato introito di risorse economiche alla collettività che si traduce in minori investimenti in tutti i settori, dal sociale all’istruzione, dalla manutenzione all’ambiente. Pertanto, e sono certa che il Movimento per Cassino a 5 stelle ne sia consapevole, non pagare le tasse non può diventare prassi, ma deve essere una rara eccezione destinata a pochi. […] Detto questo, resto dell’avviso che i voucher essendo un contributo economico passibile di ampliamento e con caratteristiche fiscali ben definite rappresentino comunque la soluzione migliore e diano una maggiore garanzia a tutti. Tale contributo economico, infatti, può essere utilizzato dalla famiglia che lo riceve anche per pagare le tasse. Il Comune di Cassino ha già fatto molto per le fasce più deboli e molto continuerà a fare, basti pensare che è stato cambiato integralmente il regolamento dei servizi sociali che a breve approderà in Consiglio Comunale, – conclude Stefania Di Russo – ma sicuramente non è in grado di elargire voucher, dare un tetto ed esonerare dal pagamento delle tasse lo stesso nucleo familiare.” La Redazione
