Anagni – “Nicoletta” ora ha trovato la pace

Alessandro Andrelli
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Parenti ed amici hanno dato l’ultimo saluto ad una ragazza triste, che nascondeva la verità dietro un sorriso forzato; ad una mamma … ancora figlia.

  La morbosità di chi legge scava nei meandri alla ricerca dell’inesistente; scandaglia ricordi altrui profanando memoria e verità. L’ipocrisia domina sulla pietà, rivelata dagli occhi che non riescono a mentire, occhi che sono specchio dell’anima. Nicoletta non ha avuto vita facile; ragazza fragile, è rimasta vittima dell’incertezza. La difficoltà a capire il mondo che la circondava, fino ad opprimerla, la costringeva nell’angolo. E l’autodifesa spesso è istintiva, fatta di gesti e pensieri inconsapevoli. Svegliarsi dall’incubo e ritrovarsi ferita, sognare amore e sentirsi lacerata, alzare lo sguardo e accorgersi che ogni cosa è collocata più in alto. Generare vita e temere di perderla; rintanarsi nell’ombra e restarne vittima. Stare ferma, guardare la strada per provare a incamminarsi e accorgersi che essa ti corre incontro, inesorabile; le due convergenti che si allargano veloci per non investirti. Il mondo confuso è preda del demone, dell’essere che s’impossessa delle creature deboli, senza difesa. Forse a Nicoletta è accaduto questo; la ricerca del torpore la spingeva a rintanarsi, ma da sola l’animo cedeva. Quelle nuvole che ingrigivano compattandosi per poi abbattersi attorno a lei, su di lei. Bisognava fuggire: e lei fuggiva. Una corsa verso il nulla, che è finita nel nulla. Il cuore che palpita forte, accelera impazzito e toglie il respiro. I polmoni che cercano aria, invano. La corsa in ospedale e poi … il buio. E la pace. Jackal
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