‘+++ Esclusiva +++ Intervista a Marco, il ciociaro accusato di sciacallaggio ad Amatrice

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) Nel pomeriggio la notizia di un frusinate denunciato per sciacallaggio ad Amatrice (leggi qui). Nel dettaglio la Questura di Rieti parlava di un 36enne originario di Frosinone travestito da militare, fermato e denunciato con altri due uomini. A tutti veniva sequestrato anche del materiale, tra cui un coltello. L’accusa con il quale sono stati denunciati è quella di presunto sciacallaggio. Una vicenda che purtroppo ha già dei precedenti nella città reatina, e che per la prima volta avrebbe riguardato anche un cittadino ciociaro. Marco Migliorelli, nativo di Roccasecca, 36 anni, appassionato di Soft Air (definito in italiano come tiro tattico sportivo, attività ludico/ricreativa – sportiva basata su tecniche, tattiche e usi militari) ha raccontato in esclusiva a Tg24 la sua versione dei fatti. Una storia che ha quasi dell’incredibile, e che non può lasciare indifferenti. Non deve. La giustizia farà il suo corso, ma è doveroso dare voce al racconto di Marco, e le foto del suo profilo facebook, così come i video, sono una testimonianza drammatica delle ultime due settimane vissute ad Amatrice.

facebook Ci racconti perché si trovava ad Amatrice? “Venuto a conoscenza del terremoto mercoledì notte io e due miei amici appassionati di Soft Air siamo partiti per Amatrice. Io lavoro in fabbrica in Francia ed ero a Roccasecca, la mia città, con la mia famiglia per trascorrere la mia ultima settimana di ferie. Dico subito che la passione per il “Soft Air” spiega il motivo per cui avevamo le mimetiche addosso, tute commerciali simili alle divise dei militari americani, che si utilizzano nella nostra disciplina e che sono autorizzate dalla nostra federazione. Arrivati ad Amatrice abbiamo iniziato a scavare dal primo giorno, senza sosta, senza pensarci su due volte, volevamo essere utili a quella povera gente. La nostra federazione di SoftAir ha comunicato alla Prefettura di Rieti i nostri recapiti, i nostri nomi e le nostre qualifiche. Eravamo, dunque, accreditati. Abbiamo fatto anche l’accredito anche presso il presidio della Protezione Civile”. E poi? “Tre amici con grande passione ma vogliosi di essere utili alla comunità si sono uniti alla straordinaria capacità dei vigili del fuoco di Bergamo, proprio tra i reparti che hanno operato nella zona rossa, quella vicina all’hotel Roma. Siamo stati 6 giorni ad operare, con il campo base proprio nella zona rossa, senza mai uscire. Facevamo parte a pieno titolo dei soccorritori. Dopo 5 giorni c’è stato il primo cambio e avvicendamento delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco. I ragazzi con i quali avevamo lavorato e stretto un forte legame ci hanno regalato delle magliette dei vigili del fuoco, non le nuove o le divise ufficiali ma le vecchie maglie ancora in dotazione. Era solo un piccolo gesto per ricordare la vicinanza che tutti noi abbiamo avuto in quei giorni”. fonte facebook Fin qui tutto assolutamente encomiabile, cosa è successo però giovedì, quando avete deciso di tornare a casa dopo oltre una settimana di soccorso senza sosta? “Ci siamo trovati in una situazione imbarazzante. Come saprete nei giorni successivi alla scossa più forte, il ponte “Tre Occhi” che si collega con la Salaria è crollato (per essere riaperto in questo weekend ndr). Non conoscevamo altre strade alternative e abbiamo pensato di chiedere, dopo aver recuperato la nostra auto, ad una pattuglia della Polizia, indicazioni per poter lasciare Amatrice in sicurezza dal campo dei Vigili del Fuoco User di Bergamo. I poliziotti ci hanno voluto controllare e perquisire, riempiendoci di domande sulla nostra attività in quella zona. Indossavamo le tute mimetiche come sempre in questi giorni. Avevamo sistemato in macchina i nostri zaini e le magliette regalateci dei Vigili del Fuoco.  Noi avevamo le nostre attrezzature, compreso un coltello sequestrato proprio a me. Un altro ragazzo che era con me aveva pala e piccozza utilizzata in questi giorni, mentre il terzo ragazzo, che legalmente ha il porto di armi, aveva dei bossoli di pallottole nella macchina. E’ stato un errore non controllare gli zaini prima di partire per fare un po’ di ordine. Riconosco di aver sbagliato nel portare un coltello, ma in questi giorni tutto è stato sconvolto da ciò che i nostri occhi hanno visto. Ma da qui a definirci sciacalli ce ne passa”. Cosa è successo poi? “Abbiamo raccontato di queste giornate vissute della “Red Zone”, abbiamo chiamato il comandante dei Vigili del Fuoco di Bergamo e altri graduati dell’esercito e dei Carabinieri con il quale abbiamo collaborato. Abbiamo fornito le nostre generalità e fatto presente l’accredito che avevamo effettuato il primo giorno. Siamo stati portati in Questura e da lì la denuncia e il sequestro di quanto vi ho già raccontato. Da qui però a leggere sui giornali che siamo sciacalli o che siamo stati denunciati per questo reato è qualcosa che non posso accettare. La mia famiglia è di Roccasecca, mio padre è ispettore di Polizia. Immaginate cosa è successo in queste ore. Chi mi conosce sa chi sono e l’opera che ho voluto svolgere è pubblicata da quel maledetto 24 agosto sulla mia pagina facebook . Ho voluto raccontare la mia versione dei fatti, e trovo assurdo quello che ci è capitato, stento ancora a crederci”. Come sono stati questi giorni ad Amatrice? “Abbiamo salvato sette persone dalle macerie e purtroppo estratto 57 morti. Chiudere questa esperienza in questo modo non è giusto. Cerchi di fare del bene alle persone e ti ritrovi con una denuncia penale e con accuse di sciacallaggio”. E ora? “Si stanno muovendo gli avvocati della federazione e quelli delle nostre famiglie. Spero la giustizia faccia il suo corso, e ringrazio gli ufficiali di esercito e vigili del fuoco che subito hanno testimoniato a nostro favore. Ripeto l’errore di avere quel materiale in auto e con noi è grave, ma assolutamente il termine ‘sciacallo’ è intollerabile”. Che rimane dell’esperienza ad Amatrice? Siamo rientrati sabato sera, sono stati giorni indimenticabili, drammatici. Per me era la prima volta in una tragedia del genere, uno dei miei amici era già stato a L’Aquila e a Reggio Emilia. Affronterà un’altra opera di volontariato del genere? Tra pochi giorni torno in Francia. Non so se mai affronterò un’altra esperienza del genere. Io ho cercato solo di aiutare quelle povere persone. Sono molto rammaricato. Cosa ha portato via da Amatrice? “Le parole di un anziano (con la voce rotta dal pianto!) che ci ha detto dopo che siamo riusciti a tirarlo fuori, mentre sua moglie era purtroppo rimasta uccisa sotto le macerie: “Era meglio mi lasciavate dove ero!”. Una testimonianza forte, di un uomo che ha voluto uscire allo scoperto, e gridare la sua verità, non quella di uno “sciacallo”, ma di un ragazzo che ha mollato la sua Roccasecca per aiutare il suo paese, la sua Italia in difficoltà. Alessandro Andrelli
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