Dopo tanta caparbietà ed insistenza Giulio Rossi e Angelo Boezi ottengono il primo vero risultato e arrivano gli studi ufficiali.

L’area archeologica di Pelonga, oggetto di
lunghe ricerche del duo Giulio Rossi ed Angelo Boezi, si avvia a diventare
oggetto di studio da parte delle istituzioni, venendo così incontro a quello che è sempre stato il dichiarato obiettivo dei ricercatori: portare all’attenzione i risultati delle ricerche in modo che possano essere compiutamente studiate, analizzate, catalogate e si potesse, a conclusione, tirare le somme e fare delle ipotesi le più possibili realistiche e scientifiche.
Abbiamo sentito proprio il Dr. Rossi che ci ha tracciato una sorta di
bilancio attuale sulle ricerche: “
oggi davvero vorrei ringraziare in primis l’amico Angelo che mi ha sempre supportato e sopportato in questo lungo cammino che dura ormai da quasi un anno e mezzo; il direttore del museo di Alatri, dr Luca Attenni per aver creduto al progetto; la sovrintendenza nella persona della d.ssa Sandra Gatti perché in occasione dell’ultimo seminario sulle mura poligonali tenuto ad Ottobre, Novembre 2015 manifestò il suo interesse e promise il suo intervento, come poi è avvenuto; il Comune di Alatri per la disponibilità ad intervenire con una posta in bilancio allo scopo. L’area archeologica di Pelonga è ricchissima di manufatti di vari tipi e varie epoche che vanno dalle età più antiche all’epoca romana e a quella medioevale e successiva. Mentre le opere risalenti al periodo di Roma sono abbastanza conosciute, come ad esempio i vari resti di cisterne romane e di abitazioni, e i resti medioevali pure sono ancora ben visibili anche se in uno stato di degrado (tanto per citare la chiesa di S.Maria Pelonga e il convento delle suore sempre insistente su quel territorio), i resti di manufatti più antichi erano meno conosciuti ed indagati, la nostra opera, in questo senso, è stata proprio quella di studiarli in maniera sistematica, di andare alla loro ricerca, di fotografarli e posizionarli e il nostro stupore è stato grande a considerare quanti numerosi sono e quanto importanti. Ne abbiamo segnalato la presenza in più incontri pubblici e con una relazione all’ultimo Seminario delle Mura Poligonali. La novità ultima è proprio l’interesse della Sovrintendenza che ha mandato un archeologo, il dr Alessandro Pintucci, con lo specifico compito di fare rilievi topografici delle costruzioni, metterle su carta, fare ricerche sulle varie carte topografiche esistenti e quant’altro. Io ho accompagnato personalmente il dr. Pintucci la prima volta che è venuto e la sua impressione, poi confermata anche al direttore del Museo dr. Luca Attenni, è che ci si trovi di fronte ad una scoperta davvero importante (questo rilievo è stato fatto sulla base della ceramica di impasto di cui quel territorio è pieno e dalla presenza di costruzioni sicuramente antichissime). Il nostro obiettivo, il mio e di Angelo – conclude Giulio Rossi-
è stato raggiunto: volevamo che quelle costruzioni, quei ritrovamenti fossero sottoposti a studio e verifiche perché eravamo e siamo convinti della straordinaria importanza dei reperti trovati e l’affermazione dell’archeologo Pintucci di coinvolgere le Università , anche e soprattutto straniere, nella ricerca, ci pare davvero importante e confortante”.
Andrea Tagliaferri