Alatri – Quanto costerà alla città il trasloco dello stabilimento Omron

Andrea Tagliaferri
4 MIn Lettura
Consumi, tasse, opportunità di lavoro, tecnologia. Questi i primi conti fatti da un’attenta analisi del consigliere comunale Tarcisio Tarquini.

La notizia data dal professor Tarquini, così come fu già mesi addietro durante la campagna elettorale, dell’imminente trasferimento della grande azienda di componentistica giapponese in altro comune fuori da Alatri, ha suscitato polemiche, repliche e controrepliche. Al di la delle beghe politiche, però, da Alatri in Comune, il movimento di Tarcisio Tarquini, arriva un’analisi sistematica dei costi che la città ernica pagherà in termini di lavoro, tasse e quant’altro.  Secondo Tarquini, infatti, dai primi conti delle perdite per Alatri conseguenti all’imminente trasferimento della Omron, uscirebbe che, avendo l’azienda oggi 185 dipendenti, che hanno uno stipendio medio stimabile in 2.000 euro netti ciascuno, quindi circa 4.810.000 euro annui, ed essendo circa il 15% di questa cifra (ipotesi media) ciò che si riversa immediatamente sul territorio (bar, edicola, Conad della zona, tavole calde, ecc.), ne consegue che circa 700.000 euro annuali dal 2017 non ci saranno più. Dei 185 addetti, l’80% circa è di Alatri, questi operai hanno sulla busta paga un prelievo di tassa comunale pari all’1,5% a testa che, tutti insieme, porta a una entrata comunale di circa 70.000 euro all’anno. Senza contare quanto paga l’Omron di tributi e tasse comunali oggi che, nel caso della Tari, in virtù del regolamento della tassa/tariffa, il minor gettito dovrà essere compensato dagli altri esercizi produttivi e commerciali. Ci sono, poi, altri costi, secondo Tarquini. “Questa azienda lascia Alatri per ingrandirsi, per raddoppiare – a quanto sappiamo – gli stabilimenti. Un ampliamento di questo genere – non è difficile prevederlo – porterà a un incremento considerevole della base occupazionale. Ci domandiamo: se oggi il rapporto è di 8 dipendenti su 10 di Alatri, domani, con lo stabilimento insediato a Frosinone, e con le nuove assunzioni, resterà invariato o, come si può agevolmente supporre, cambierà a favore della nuova città ospitante? È azzardato affermare che la percentuale si ribalterà e che su 100 nuovi dipendenti prossimi venturi gli alatresi saranno, se le cose andranno per il meglio, non 80 (come sarebbe stato a localizzazione invariata) ma 20?  Questi i primi conti, verificati empiricamente ma con affidabile approssimazione. Domandiamo ai nostri concittadini: tutto questo ha ricevuto un’attenzione adeguata da parte dell’amministrazione comunale? È giustificata, alla luce di questi dati, la nostra accusa di “inerzia” politica e operativa? Non stiamo trattando di un interesse collettivo che va ben al di là di quello interno alla fabbrica e del pur considerevole disagio (anche economico) che subiranno i nostri operai per lo spostamento? Non c’era e continua a non esserci materia sufficiente per un Consiglio comunale urgente? Oppure – conclude Tarquini – i consiglieri, che rappresentano individualmente e come organo, l’intera comunità non debbono poter esprimere il loro parere, esercitando così la loro funzione di tutela degli interessi della città?”. Andrea Tagliaferri
TAGGED:
Condividi questo articolo
Nessun commento