(di Catia Campoli) La povertà: una parola… tante domande: chi sono i poveri? E quanti sono? Qual è la situazione in Italia? Ed a Frosinone? E dove rivolgersi in caso di difficoltà? Tanti punti interrogativi che, in un modo o nell’altro, cercheremo di trovarvi risposta. Inizia oggi una serie di inchieste da parte della redazione di Tg24. Affronteremo come prima tematica la “povertà”, una piaga reale, spesso più vicina di quanto possa sembrare, e che può e deve scuotere l’opinione pubblica. Siamo pronti a raccogliere testimonianze alla nostra email: redazione@tg24.info o sulla nostra pagina facebook. Ecco la prima parte del reportage: “La povertà è dietro l’angolo…”
Iniziamo da alcune definizioni prima di intraprendere il nostro viaggio tra numeri e statistiche. Povertà è la condizione <di chi – si legge sul vocabolario Treccani – scarseggia delle cose necessarie per una normale sussistenza>. L’Istat, lo scorso 14 luglio, ha reso noto il report sulla povertà in Italia nell’anno 2015. Dati non incoraggianti che analizzano due tipi di povertà: assoluta e relativa. Se quella assoluta fa riferimento alla sopravvivenza; quella relativa, invece, no. Indica, infatti, il parametro che esprime la difficoltà nella fruizione di beni e servizi in una comunità. DATI Le famiglie in povertà assoluta, in Italia nel 2015, sono 1 milione e 582 mila e 4 milioni e 589 mila individui (numero più alto dal 2005). Secondo il report un minore su 10 (10,9 nel 2015) si trova in una situazione di povertà assoluta, invece, la percentuale scende con il crescere dell’età toccando valori più bassi negli anziani. Nel nucleo familiare il dato aumenta coi componenti; nelle famiglie con 5 o più persone si è passati dal 16,4% nel 2014 a 17,2% nell’anno successivo. La povertà, infine, diminuisce nelle famiglie di soli italiani, passando dal 3,2% nel 2014 al 2,4% nel 2015, ed aumenta in quelle straniere, toccando il valore del 20,3%. L’incidenza della povertà assoluta, inoltre, diminuisce con gli anni di studio: 8,5% di chi possiede la licenza elementare (o nessun titolo di studio) contro il 3,5% di cui ha il diploma (o oltre). Il dato, inoltre, si differenzia per tipologia di comune di appartenenza. Nell’Italia Centrale i valori più alti si registrano nei grandi comuni (dal 6,2 % nel 2014 al 6,4% nel 2015) mentre si verifica un calo nei comuni fino a 50.000 abitanti (dal 5,3% nel 2014 al 3,3% nel 2015).
FROSINONE In Ciociaria, secondo una prima stima – in attesa del rapporto della Caritas diocesana Frosinone-Veroli-Ferentino, che verrà reso noto nei prossimi giorni – non si verificherebbero particolari cambiamenti rispetto all’anno precedente. Quello che sembra variare è il tipo di richieste, assottigliando la differenza tra famiglie italiane e straniere. Pare sia aumentata, infatti, la richiesta di beni di prima necessità da parte delle italiane rispetto agli anni precedenti. Situazioni di disagio legate, quasi sempre, alla perdita di lavoro che nei casi più estremi portano ad altre difficoltà e conflitti interni. Mentre nei piccoli comuni, in alcuni casi, le famiglie riescono, in un modo o nell’altro, a fronteggiare la situazione con l’aiuto dei familiari o dell’agricoltura; nei grandi è meno possibile. Sono soprattutto i residenti dei comuni estesi, come ad esempio il capoluogo, a vivere momenti di difficoltà economica. Famiglie che, da un giorno all’altro, si trovano costrette a rivolgersi ai Centri di Ascolto dislocanti in varie zone del territorio diocesano. In questo modo la Caritas arriva anche nei piccoli centri <aprendo una porta – come più volte ha sottolineato Pasquale Troiano, coordinatore dei Centri di Ascolto della Caritas diocesana, durante la nostra lunga telefonata – sui bisogni>.
Bisogni che, nel corso degli anni, sono aumenti sempre più. Oggi, infatti, alla difficoltà di un pasto c’è anche quella di pagare le bollette, l’affitto e tanto altro. Situazione questa, secondo le prime stime, che è meno evidente nei piccoli centri ciociari, dove, nella maggioranza dei casi, si possiede ad esempio una casa di proprietà. Necessità e bisogni che aumentano soprattutto nei nuclei con figli minori che, sempre secondo le prime stime, sono quelli che sono più in difficoltà.
In tutto ciò la Caritas diocesana, grazie ai volontari e alle donazioni, cerca di far fronte alle tante situazioni da diverso tempo. Ma come ha sottolineato Pasquale Troiano: <è il momento giusto per sporcarci le mani. La povertà non è lontana da noi, può essere anche dietro l’angolo. Ecco perché bisogna aprire gli occhi e porgere la mano verso il prossimo. Noi facciamo il possibile; ma non siamo la soluzione… siamo una porta aperta ai bisogni>.
Per ulteriori informazioni sulla Caritas e le sue attività è possibile visitare il sito http://caritas.diocesifrosinone.it/.
Siamo pronti a raccogliere testimonianze e storie sociali, perché solo così l’opinione pubblica si può scuotere, e chissà magari il bisogno di chi soffre può essere alleviato dall’aiuto fraterno del prossimo…
Catia Campoli
