La procura della Repubblica di Cassino, nella persona del sostituto procuratore Alfredo Mattei, ha chiesto e ottenuto dal Gip, Angelo Valerio Lanna, la riapertura delle indagini per la morte del brigadiere dei carabinieri trovato morto nel 2008 con un colpo di pistola, pochi giorni dopo esser stato ascoltato come testimone nell’ambito delle indagini per il delitto di Serena Mollicone.
Il caso era stato archiviato ormai da anni perché la morte si fece risalire ad un suicidio per questioni sentimentali. Una tesi che non ha mai convinto la figlia del brigadiere. “Sono veramente contenta per la grande possibilità che la Procura e il Gip stanno dando alla nostra famiglia che vuole solo giustizia – ha detto Maria Tuzi, la figlia del brigadiere – Vorrei ringraziare l’avvocato Coluzzi e la dottoressa Cordella che hanno trovato elementi importanti tali da far decidere la riapertura delle indagini”. Hanno chiarito che Santino non aveva problemi depressivi, come attestato da una relazione del medico di famiglia. Riguardo poi, la scena del ritrovamento del corpo all’interno della Fiat Marea: la pistola, Beretta calibro 9, viene trovata poggiata sul sedile lato passeggero, mentre il corpo del brigadiere al lato guidatore. Dopo essersi sparato un colpo all’altezza del cuore, ebbe il tempo di appoggiare la pistola sul sedile? Possibile che l’arma non sia caduta all’intero dell’abitacolo? Queste le domande della difesa. C’è poi il mistero dei due proiettili parabellum mancanti dal caricatore della pistola. Ne sono stati trovati 12 colpi su 15, ne mancano tre compreso quello mortale per Tuzi. Quando e perché sono stati sparati? Ora ci saranno le indagini della Procura dirette dal Pm Alfredo Mattei. La Redazione di Cassino
