Cassino – Operazione Giada tra alberghi, auto di lusso ed alta moda: i dettagli

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Nicola Schiavone, figlio del superboss dei Casalesi, Sandokan, che viene fermato dalla Guardia di Finanza mentre viaggia a bordo di una fiammante Testa Rossa comprata a Pontecorvo e un’indagine durata quattro anni che ha fatto alzare il coperchio di un ‘vaso di Pandora’ made in Cassinate. Quattro le persone arrestate ieri mattina dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Frosinone e dai colleghi del Gruppo Fiamme Gialle di Cassino e 17 persone indagate a piede libero per riciclaggio.

Una vera e propria bomba ad orologeria quella fatta scoppiare dal personale del colonnello Roberto Piccinini, comandante provinciale e da quello del tenente colonnello Massimiliano Fortino, a capo del Gruppo Cassino. Uno tsunami giudiziario che ha travolto anche un’importante maison di moda. I titolari di un atelier di successo con sede oltre che a Pontecorvo anche a piazza di Spagna che, secondo quanto appurato dal Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giovanni Conzo, per evitare la rovina finanziaria dopo un momento di crisi, avrebbero accettato ingenti somme di danaro che, sempre secondo le indagini, sarebbero servite a sanari i conti in rosso ma di chiara provenienza illecita. A tirare le fila del gruppo sarebbe stato uno degli uomini colpiti dal provvedimento di custodia cautelare in carcere: Gennaro De Angelis. L’anziano imprenditore nativo di Casal di Principe ma da anni residente a Castrocielo che secondo le dichiarazioni di numerosi pentiti di camorra prima e collaboratori di giustizia poi, nel corso del tempo sarebbe gdf_cassinosempre stato il chiaro riferimento del clan dei Casalesi e quindi uomo di fiducia di Schiavone, nel basso Lazio. Ieri mattina Gennaro De Angelis è finito in carcere a Cassino ma non con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico ma per quella di riciclaggio. Per i magistrati napoletani avrebbe quindi investito attraverso ‘teste di legno’ i proventi dell’attività illecita del clan più potente al mondo. Non solo De Angelis dietro l’operazione ‘Giada’ – che prende il nome dell’atelier finito nel mirino dell’antimafia – ma anche Luigi Zonfrilli, imprenditore di Pontecorvo. ‘Gigino’ insieme ad un altro elemento di spicco del clan casertano, Baldassare Licari anch’esso arrestato, avrebbe fatto da tramite tra i legali rappresentati dell’atelier e Nicola Schiavone. Ore e ore di intercettazioni telefoniche ed ambientali unitamente a importanti riscontri investigativi hanno consentito alle Fiamme Gialle di via Verdi di completare un intrigato puzzle al quale, nel corso degli anni, erano sempre mancati dei tasselli. Ad essere accusati di riciclaggio e quindi indagati anche padre e figlia residenti a Cassino e titolari delle mura di un noto albergo situato all’ingresso della città martire. La società alberghiera, le quote di un ristocaffè e tantissimi altri beni immobili una volta appartenuti a loro, come appurato dalla Guardia di Finanza, oggi sono diretta proprietà di Gennaro De Angelis. Nell’inchiesta sono finiti anche soggetti residenti a Roccasecca, Castrocielo, San Giorgio a Liri, Villa Santa Lucia, Scampia, Monte San Giovanni Campano e Cellole in provincia di Caserta. Gli interessi di Nicola Schiavone erano tanti e tali che gli investigatori ieri mattina hanno posto i sigilli ad un parco auto da mille ed una notte con oltre ottanta vetture di lusso, uno yatch, una lunga serie di terreni, appartamenti, caseggiati e anche ad un centro estetico. Nel mirino della Guardia di Finanza decine di conti correnti bancari e quote societarie. Le perquisizioni hanno interessato oltre che Cassino, Pontecorvo, Castrocielo e Caserta anche le province di Campobasso e Isernia.
Angela Nicoletti  
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