La Camera Penale di Cassino si schiera con fermezza dalla parte del vescovo diocesano Gerardo Antonazzo.
Un atto formale inviato al Procuratore capo D’Emmanuele, al Presidente del Tribunale Ghionni, al vicario Capurso e al presidente dell’Ordine degli avvocati Di Mascio. «La vicenda che ha riguardato il Vescovo non doveva assurgere agli onori della cronaca perchè, per il codice di procedura penale, nella fase delle indagini preliminari tutte le notizie, gli atti e quant’altro trovano all’interno dei fascicoli processuali sono protette dal diritto alla riservatezza. Tutti gli indagati, non solo quelli di alto lignaggio, hanno diritto a conoscere direttamente ed in maniera riservata le contestazioni che vengono loro mosse. Il codice prevede – per questo – la notifica dell’avviso delle conclusioni delle indagini preliminari e fino a tale momento nulla dovrebbe essere portato a conoscenza. Le eccezioni a questa ferrea regola sono rappresentate dalle misure cautelari e dagli incidenti probatori». E veniamo al caso del presule. La Camera Penale di Cassino ha evidenziato: «Nulla di tutto questo ha interessato la vicenda dell’alto prelato e per questo stupisce il fatto che compaiono sulla stampa locale e nazionale sia la sua posizione di indagato e sia le contestazioni mosse». Un crescendo. «Il danno di immagine subito dall’alto prelato, purtroppo, non è stato rimediato dalla successiva notizia di richiesta di archiviazione del fascicolo processuale, perchè improcedibile per vizi legati alle modalità dell’acquisizione della notitia criminis. Bene ha fatto l’osservatorio dell’Ucpi, che vede come referente l’avvocato Borzone a stigmatizzare l’accaduto. Sulla stessa linea, e non poteva essere diverso, si pone la Camera penale di Cassino, ligia al rispetto delle norme processuali. La riservatezza che il codice impone deve essere garantita a tutti, nessuno escluso, con l’ovvio corollario del rispetto delle stesse da parte dei mass media, sia locali che nazionali». E non manca una sollecitazione: «Invitiamo il Procuratore capo a far luce sulla vicenda affinchè si chiarisca il perchè tale notizia sia diventata di dominio pubblico, in spregio alla riservatezza riconosciuta dal codice, ed il come sia stato possibile». Questa la conclusione alla quale è arrivata la Camera Penale di Cassino: «Si chiede con forza di fare chiarezza, non escludendo una mobilitazione per la difesa dei diritti». V.V.
