L’analisi di Diana De Martino, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, su come corruzione e riciclaggio stanno distruggendo il Cassinate e il sud Lazio sempre più nel mirino dei clan.
“Il Cassinate non è diverso, nella geografia criminale, dall’Alto Casertano o dal sud Pontino. In queste zone le organizzazioni mafiose hanno attuato una strategia diversa: imprenditori collusi e colletti bianchi per ‘inquinare’ le Amministrazioni Comunali e per riciclare danaro di provenieza illecita”. Diana De Martino, consigliere della Procura Nazionale Antimafia e fino a qualche mese fa sostituto procuratore della Dda di Roma ha ricostruito – nel corso dell’incontro al vertice tenutosi a Formia nei giorni scorsi – le fasi salienti delle inchieste e i procedimenti che, negli ultimi anni, hanno focalizzato le presenze mafiose sul territorio del basso Lazio compreso il Cassinate. Dall’approdo negli anni ’70 delle più note famiglie di ‘ndrangheta e camorra, agli intrecci con la criminalità locale. Dal processo Anni ’90 che disarticolò una costola del clan dei casalesi operativa nel lembo più meridionale della Provincia all’inchiesta Damasco sul potere delle ‘ndrine a Fondi. Dall’operazione “Sud pontino” che ha acceso i riflettori sul Mof di Fondi e sul vero e proprio cartello criminale (casalesi, Cosa Nostra e Alleanza di Secondigliano) che monopolizzava il trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli, a “Gea”, l’inchiesta che nei giorni scorsi è tornata sulle tracce della holding, risultata pienamente operativa anche dopo gli arresti del 2010 fino all’indagine ‘Ca-Morra‘ che nel 2009 disarticolato un’organizzazione radicata nel Frusinate e nella zona di Formia. Il procuratore De Martino ha tracciato il profilo delle mafie operanti su questo territorio. Presenze subdole, quasi invisibili che però intaccano i percorsi sociali e le strutture economiche delle comunità in cui operano. Un sistema che al rumore del piombo preferisce il silenzio e che al tradizionale parassitismo antepone la forza centripeta del denaro. E così i proventi di droga, armi, estorsioni, usura si trasformano in attività all’apparenza lecite: negozi, piccole imprese, autosaloni, agenzie immobiliari. Volti puliti, capacità finanziaria. Il resto lo fa la crisi economica e la miopia di chi fa finta di non vedere. Diana De Martino ha ricordato le tante misure di prevenzione eseguite, confische e sequestri che danno la misura del potere di infiltrazione esercitato dalla criminalità su questo territorio ma che, fortunatamente, non descrivono forme di controllo “militare”, né attività di estorsione a fine “politico”, come avviene invece nei territori d’origine dove imporre il pizzo vuol dire innanzitutto far capire chi comanda. Destano comunque preoccupazione le condizioni economiche di larghi strati di popolazione e delle tante imprese che sempre più spesso si rivolgono all’usura. La risposta di forze dell’ordine e magistratura c’è stata ed è forte. Lo dicono i numeri. All’incontro era presente anche il Procuratore Capo facente funzione di Cassino Paolo Auriemma che ha chiesto ai Sindaci una forte e qualificata attività di filtro e prevenzione, soprattutto per quanto concerne autorizzazioni e concessioni edilizie. L’estrema facilità con la quale si affidano appalti a ditte provenienti dal fuori provincia senza tener minimamente conto della Stazione Unica Appaltante che sarebbe un ottimo deterrente contro presunte infiltrazioni è un chiaro segnale di quanto, nel Frusinate, c’è ancora molto da fare in materia di sensibilizzazione verso un fenomeno subdolo e che mina fortemente l’economia sana: il riciclaggio ingrassa le casse dei collusi e annienta i lavoratori onesti. Angela Nicoletti foto dal web
