‘Stepchild adoption’, ossia adozione del figlio del partner o meglio ancora adozione del configlio, un neologismo tutto italiano proposto dal presidente onorario dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini. L’Accademia della Crusca, dopo essere intervenuta in materia economica per ‘bail in’ e ‘bail out’, ora punta l’indice contro il forestierismo legato alla questione delle unioni civili. La battaglia contro gli anglicismi continua a tamburo battente e sull’argomento, che genera discussione e che divide, abbiamo ascoltato l’opinione del prof Lucio Meglio, docente di Sociologia presso l’Università di Cassino.
<Sono anni oramai che l’italiano, la lingua di “Dante”, subisce costantemente la contaminazione del proprio lessico da parte di molteplici termini anglofoni – commenta il prof. Meglio -. La lista sarebbe lunga: week-end al posto di fine settimana, outlet al posto di spaccio, meeting al posto di incontro etc. etc. Sicuramente il progressivo abbattimento delle frontiere nazionali conseguente all’avvento della società globalizzata tra le sue conseguenze ha comportato anche una uniformità negli stili comunicativi, creando un’unica “comunità linguistica occidentale”; infatti nei classici della letteratura italiana è difficile riscontrare anglicismi. Ma questo processo se da un lato può garantire un maggiore incontro tra culture sul piano linguistico, all’opposto sta creando un impoverimento della lingua italiana stessa resa troppo spesso vassalla di quella inglese.
Esistono numerosi termini anglofoni ai quali corrisponde un corretto ed equivalente termine italiano, ma i mass media e le stesse Istituzioni politiche, a volte anche educative, preferiscono soggiacere ai primi. Alcuni linguisti dell’Accademia della Crusca hanno calcolato che dal 1990 ad oggi sono quasi 1500 i termini inglesi entrati nella lingua italiana, che come una spugna ha assorbito ogni possibile surrogato linguistico proveniente dall’oltremanica. Irreversibilmente, senza ritorno: così il manager ha sostituito il dirigente, o shopping gli acquisti.
Purtroppo quando una parola si insedia dentro una lingua, il tornar indietro diviene impresa possibile. L’unico rimedio sarebbe quello di non generare vezzi, ossia di non enfatizzare l’utilizzo di questi termini, evitarne il continuo utilizzo pubblico, ritornare al valore strutturale della langue proposta oramai più di un secolo fa dal linguista ginevrino Ferdinand de Saussure, evitando in tutti i modi le pericolose contaminazioni linguistiche che potrebbero portare al disuso della lingua stessa. Ricordiamoci che le lingue, così come nascono possono anche morire, si pensi all’etrusco soppiantato all’inizio del I secolo a. C. dal latino>.
r.p.
