La svolta nel delitto di Arce è tutta racchiusa in tre righe di una dichiarazione, rilasciata, 15 anni fa da una donna delle pulizie ai Carabinieri. La collaboratrice domestica della famiglia Mottola viene chiamata d’urgenza nelle ore successive alla scomparsa di Serena Mollicone, per pulire un alloggio disabitato presente al piano terra della caserma.
“La signora Mottola – spiega in un verbale dell’epoca la colf – mi chiese espressamente di pulire quell’appartamento con dell’acido muriatico“. Parole che per tutti questi anni sono rimaste impresse in un verbale ingiallito e ritrovato nei mesi scorsi dall’avvocato Dario De Santis, legale della famiglia Mollicone. Un atto di estrema importanza che è stato inserito nell’opposizione all’archiviazione e che è stato ritenuto essenziale dal Giudice per le Udienze Preliminari Angelo Valerio Lanna che nell’ordinanza di proroga delle indagini così evidenzia: “È necessario un nuovo esame circa la compatibilità tra le fratture craniche riportate dalla ragazza e l’azione eventualmente consistita nell’impatto della testa su una superficie dura. Si rammenterà infatti come – all’interno di uno degli alloggi della caserma – fosse pacificamente presente una porta, che risultava esser stata rotta all’altezza di circa 1.50 – 1.60 metri, mediante un urto violento. Una delle ipotesi investigative percorse, è che il capo della ragazza sia stato violentemente portato a collisione con la suddetta porta, così scaturendone il decesso. Cosa che, sempre secondo il costrutto accusatorio, giustificherebbe non solo la presenza della porta rotta, ma anche l’utilizzo da parte di una collaboratrice domestica, su indicazione della signora Mottola, di acido muriatico per pulire i locali (trattasi dell’unico elemento chimico in grado di eliminare tracce ematiche)”. Il Gup quindi punta l’indice sui motivi per cui un appartamento vuoto e in disuso avrebbe dovuto essere pulito con una sostanza tanto alternante. La Procura ha quindi chiesto l’ausilio dei Carabinieri del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma che per l’intera giornata di sabato 13 febbraio hanno effettuato accertamenti irripetibili nell’attuale caserma di Arce. Il personale del capitano Cesare Rapone, insieme al medico legale Cristina Cattenao, lo stessa che ha effettuato gli accertamenti irripetibili nel caso di Yara Gambirasio, ha passato al setaccio un alloggio al piano terra, posizionato proprio davanti l’ingresso al pubblico ed alla guardiola del piantone. Niente è stato tralasciato, neanche il minimo dettaglio è sfuggito al reagente del Luminol. I militari della Compagnia di Pontecorvo, unitamente ai colleghi del Reparto Operativo Provinciale di Frosinone hanno quindi registrato, fotografato ed annotato ogni mossa, ogni azione. Saranno poi loro, coordinati dal procuratore capo Luciano D’Emmanuele e dal Sostituto Procuratore Maria Beatrice Siravo, a dover mettere insieme i tasselli di questo intricato puzzle che da quindici anni attende la conclusione. Le indagini quindi ripartono dalla caserma di via Valle. L’ex comandante, il maresciallo oggi in congedo, Franco Mottola, la moglie ed il figlio, sono gli unici tre indagati per la morte della studentessa. Nei loro confronti, infatti, la procura di Cassino ha aperto un fascicolo per ‘omicidio volontario ed occultamento di cadavere‘. ‘Un atto dovuto – spiega il Procuratore Capo Luciano D’Emmanuele che ha fortemente voluto la riapertura delle indagini che nei mesi scorsi sembravano essere arrivate ad un punto morto – che servirà a chiarire la posizione degli indagati. In questo modo potremo fugare ogni eventuale dubbio”. Per gli investigatori dell’Arma e la magistratura Serena Mollicone sarebbe entrata nell’appartamento al primo piano dell’attuale caserma e da qui non sarebbe mai più uscita viva. A supportare questa tesi anche le dichiarazioni rilasciate nel 2008 dal brigadiere Santino Tuzi che riferisce ai colleghi, nel corso di un interrogatorio, di aver visto la studentessa entrare in caserma. Santino Tuzi tre giorni dopo la deposizione si è tolto la vita. Nei giorni successivi al suicidio avrebbe dovuto essere sottoposto ad un confronto con il suo ex comandante. La famiglia Tuzi ha sempre sostenuto che il sottufficiale non aveva motivi per arrivare a compiere un gesto così drammatico ma che invece sarebbe stato istigato a spararsi un colpo al cuore. I Ris dovranno anche stabilire se dalla guardiola dov’era seduto il brigadiere Tuzi sia possibile vedere chi entra e chi esce dal retro. Agli accertamenti hanno preso parte oltre che gli avvocati Dario De Santis e Luigi Germani, il primo a tutela della famiglia Mollicone, il secondo in rappresentanza della famiglia Mottola, anche il padre di Serena, il maestro Guglielmo insieme al loro medico legale, la dottoressa Volpini che con il generale Luciano Garofalo stanno portando avanti la battaglia per la verità. I risultati saranno comunicati alla Procura entro trenta giorni. La dottoressa Cattaneo, dopo aver esaminato le fotografie che immortalano la ferita alla tempia sinistra della sfortunata diciottenne, saprà dire se sia o meno necessaria una riesumazione oppure, senza dover sottoporre papà Guglielmo a questo ulteriore strazio, saprà dire se la lesione alla fronte occipitale possa essere compatibile o meno con il violento urto contro la porta trovata rotta a metà altezza e sotto la quale è ben visibile una macchia marrone: è l’acidio muriatico che ha corroso il pavimento in modo indelebile. Angela Nicoletti
