​SORA – Luci accesi nel deserto del campo “Trecce”: esplode la polemica sullo spreco pubblico

Irene Mizzoni
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​Le immagini arrivate alla nostra redazione ieri sera parlano chiaro e non lasciano spazio a molte interpretazioni. Sono le 22:47 e il campo sportivo Trecce di Sora brilla sotto una luce accecante, quasi surreale. Non si tratta di una partita notturna o di un allenamento dell’ultimo minuto: all’interno della struttura non c’è anima viva. Un rettangolo verde perfetto, illuminato a giorno nel silenzio della notte, mentre tutt’intorno la città riposa.

​A far scattare la denuncia sono stati i cittadini, testimoni diretti di quello che appare come un ingiustificato spreco di denaro pubblico. La segnalazione riflette un sentimento di profonda amarezza: in un periodo storico segnato da una crisi energetica che non dà tregua e da bollette che pesano come macigni sul bilancio delle famiglie, vedere la luce pubblica sprecata in questo modo è un colpo al cuore del buonsenso. I cittadini si chiedono, con comprensibile rabbia, chi sia il responsabile di questa dimenticanza e, soprattutto, chi sarà a pagare il conto di quelle ore di illuminazione a vuoto. ​Il dito della cittadinanza è puntato dritto verso il palazzo comunale. Ci si interroga su cosa stia facendo l’amministrazione comunale per vigilare sulla gestione dei propri impianti e, in particolare, ci si chiede dove sia il consigliere delegato in momenti come questi. Il compito di chi amministra non dovrebbe limitarsi alla programmazione, ma dovrebbe estendersi al controllo rigoroso del quotidiano, specialmente quando si parla di risorse comuni. Com’è possibile che un impianto di tali dimensioni resti acceso senza che nessuno si accerti dell’effettiva necessità o provveda allo spegnimento una volta terminate le attività? ​Non si tratta solo di una questione di costi, che pure sono rilevanti e ricadono interamente sulle tasche dei contribuenti sorani, ma di una questione di rispetto e di decoro amministrativo. Lo spettacolo del campo Trecce illuminato per nessuno è il simbolo di una disattenzione che la città non può più permettersi. La cittadinanza ora attende risposte concrete e non i soliti rimpalli di responsabilità: servono chiarimenti su come viene monitorato il consumo energetico delle strutture comunali e garanzie che simili episodi di trascuratezza non tornino a ripetersi, lasciando i cittadini a pagare per le luci accese nel deserto.
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