Svolta per il Basso Lazio: arriva la Zona Franca Doganale

Irene Mizzoni
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​Un emendamento alla manovra di bilancio 2026 apre le porte a nuovi investimenti e competitività internazionale per il polo industriale del frusinate e del pontino.

​Il tessuto industriale del Basso Lazio si appresta a vivere una trasformazione storica. Grazie all’approvazione di un emendamento cruciale alla legge di bilancio, presentato dal senatore Nicola Calandrini, il territorio entra ufficialmente nel regime di Zona Franca Doganale (ZFD). Il provvedimento mira a rilanciare aree che, pur avendo una forte vocazione manifatturiera e logistica, hanno sofferto negli ultimi anni la concorrenza dei mercati esteri. ​L’istituzione di una ZFD non è solo un cambio di etichetta, ma un potente acceleratore economico. In queste aree, le merci importate dall’esterno dell’Unione Europea possono essere introdotte in sospensione dei diritti doganali. ​I vantaggi principali per le imprese: ​Sospensione dell’IVA e dei dazi. Le aziende non pagano le imposte sulle materie prime importate finché il prodotto finito non esce dalla zona per essere venduto nel mercato UE. ​Semplificazione burocratica. Procedure doganali snellite che riducono i tempi di stoccaggio e movimentazione. ​Attrattività per l’export. Se il prodotto lavorato nel Basso Lazio viene ri-esportato fuori dall’Unione Europea, i dazi non vengono mai pagati, rendendo i prezzi estremamente competitivi sui mercati globali. ​Il provvedimento tocca da vicino i distretti produttivi di Cassino, Frosinone e Latina. In particolare, il Settore Automotive. Il polo legato a Stellantis e all’indotto potrà beneficiare di costi ridotti per la componentistica proveniente da mercati extra-UE, favorendo la transizione verso l’elettrico. ​Il Polo Chimico-Farmaceutico. Latina e il nord della provincia di Frosinone, già leader nell’export, vedranno una riduzione dei costi operativi per i principi attivi importati. ​Logistica e Logistica del Freddo. Il Basso Lazio diventa un “porto secco” strategico tra Roma e Napoli, attirando nuovi centri di distribuzione internazionale. ​”Questa misura rappresenta un argine alla delocalizzazione,” commentano gli esperti del settore. Rendendo il territorio fiscalmente più vantaggioso, si incentivano le multinazionali già presenti a restare e, soprattutto, si attirano nuovi capitali esteri.
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