(di Dario Facci) L’ultima classifica de Il Sole 24 Ore su affari e lavoro è ancora una volta dura con la provincia di Frosinone: ultima nel Lazio e tra le ultime d’Italia. Una situazione che deve far riflettere ma non solo. Deve far reagire. Limitarsi alla lettura dei dati non è una pratica proattiva e l’autodenuncia o, peggio, l’autocommiserazione non servono a niente.
A fronte si un arretramento che perdura da anni e che non sorprende nessuno non è corrisposta una reazione sistematica. Anzi, non è arrivato neanche il minimo risultato, quello da tutti perorato, di vedere un afflato unanime tra politica, associazioni e stakeholder territoriali di ogni genere, nell’intendo di progettare, di vedere un futuro. Si è verificato, ci sarebbe da dire e approfondire, il contrario. Basti pensare allo strabismo con il quale rappresentanti politici espressione del territorio stanno affrontando la terrificante prospettiva dell’esclusione dalla ZES. Argomento questo che merita approfondimenti e che resterà nella storia di questo territorio, con nomi e cognomi, com’è giusto e com’è dovere della stampa locale. Ciò perché è molto importante non dimenticare mai che dietro le classifiche ci sono volti, famiglie, storie di sofferenza e disagio. Ci sono, in sintesi, l’oggetto del desiderio di ogni classe politica, c’è il vocabolo che ogni rappresentante di qualsiasi partito cita con maggiore frequenza: i cittadini (elettori, sottinteso). Sul fronte sindacale, all’iniziativa itinerante dell’UGL proprio sulla questione ZES, occorre sottolineare le iniziative della Cisl di Frosinone che ha scelto di non limitarsi a denunciare lo stato delle cose. Esiste, infatti, una serie di azioni, frutto soprattutto della dirigenza regionale oggettivamente efficace del ferentinese Enrico Coppotelli, che risulterebbero certamente funzionali a intrecciare una dialettica di rilancio, che sappia trasformare i punti di forza (che pure ci sono) in un vero sviluppo diffuso. Una buona base, insomma, per sancire un indispensabile patto di responsabilità collettiva. Quali spunti abbiamo intercettato dalle iniziative degli ultimi due anni? La necessità di istituire veri e funzionanti tavoli sulle emergenze sociali e sulla sicurezza; un gruppo di lavoro permanente, in collaborazione con le associazioni datoriali, che si impegni con relazioni industriali avanzate ad affrontare la crisi, il nodo delle riconversioni, il rilancio in esperienze innovative. Benissimo ha fatto, per esempio, la Cisl a mettere un punto fermo, con l’iniziativa del 30 giugno scorso sulla necessità di ottenere la stazione TAV a Ferentino oltre a una serie di collegamenti per migliorare l’accesso alle aree industriali del Lazio meridionale. Iniziativa che ha visto una considerevole partecipazione da parte anche di elevati esponenti politici e che ha avuto un seguito con l’apertura di tavoli istituzionali ma non ha ottenuto la pressione necessaria da parte dei decisori per smuovere in concreto e in tempi accettabili una concreta adesione delle Ferrovie. Molte idee che possono essere funzionali – per concludere – sono individuate nelle 13 proposte concrete che CISL Lazio ha avanzato alla Regione Lazio. Tra i punti più rilevanti vi sono il finanziamento della legge regionale sulla partecipazione dei lavoratori, il Fondo Taglia Tasse destinato ai cittadini con redditi più bassi per l’esenzione dall’Irpef regionale, e l’istituzione di una ZIS – Zona di innovazione e sviluppo – per la filiera dell’aerospazio e della difesa, da localizzare nel Basso Lazio, in risposta alla crisi dell’automotive. A questi si aggiungono dieci priorità su istruzione, formazione, sanità, infrastrutture, salute e sicurezza, politiche sociali, con elementi centrali come la legge 46 per l’indotto automotive, l’esenzione Irpef per i redditi più bassi e le opere infrastrutturali strategiche.
