(di Roberta Pugliesi) Un gesto di prontezza, professionalità e umanità che racconta meglio di ogni parola il volto quotidiano dell’Arma dei Carabinieri. È quello compiuto da tre giovani militari in servizio a Roma, che martedì pomeriggio hanno salvato la vita a un 55enne colpito da un arresto cardiaco mentre stava lavorando all’interno di un palazzo a piazza Venezia.
L’uomo, romano, stava montando un impianto audio per un convegno, quando improvvisamente si è accasciato al suolo, privo di sensi. È stata una signora, testimone della scena, a correre in strada chiedendo aiuto proprio a una pattuglia appiedata dei Carabinieri che si trovava nei pressi per un normale servizio di vigilanza nell’area del Colosseo e di piazza Venezia, zona costantemente presidiata per garantire sicurezza e assistenza ai cittadini e ai turisti. In pochi istanti, i militari sono intervenuti: due appartengono alla Compagnia Speciale Carabinieri di Roma, reparto impegnato quotidianamente in servizi di prevenzione e pronto intervento nella Capitale, mentre il terzo è effettivo al Comando Carabinieri di Piazza Venezia, punto di riferimento strategico nel cuore della città.
Capita la gravità della situazione, hanno immediatamente avviato le manovre di rianimazione cardiopolmonare, utilizzando anche il defibrillatore semiautomatico in dotazione. Una scarica, quella dei Carabinieri, che secondo i sanitari del 118 è stata decisiva per riattivare il battito del 55enne, poi trasportato in codice rosso all’ospedale Santo Spirito. Durante il tragitto, i militari hanno scortato l’ambulanza con le moto, aprendo la strada tra il traffico e consentendo un arrivo rapido in ospedale.
Un gesto che ha commosso medici e familiari, ma che per i militari rappresenta l’essenza stessa della loro missione: essere sempre al servizio del cittadino, anche fuori dagli schemi del semplice intervento di ordine pubblico. «La prima scarica, quella dei Carabinieri, è stata essenziale», hanno confermato i sanitari del Santo Spirito.
Ieri mattina, i tre militari si sono recati in ospedale per sincerarsi delle condizioni dell’uomo, ancora ricoverato in prognosi riservata. Una visita semplice, ma carica di significato: la testimonianza concreta di una vicinanza che non si ferma al momento dell’emergenza.
Dal Comando di Piazza Venezia sottolineano come i tre siano carabinieri di recentissima aggregazione, ma già capaci di incarnare pienamente lo spirito dell’Arma. «Ancora una volta – hanno dichiarato il segretario generale dell’Usmia Carabinieri, Carmine Caforio, e il segretario regionale Mario Panarello – i nostri militari hanno dimostrato che l’uniforme non è solo simbolo di legalità, ma di dedizione, umanità e competenza. Il loro intervento, lucido e tempestivo, conferma la vocazione sociale dell’Arma e l’importanza della formazione continua».
Un intervento che ricorda quanto il lavoro quotidiano dei Carabinieri non si limiti alla repressione dei reati o al presidio del territorio, ma si estenda alla tutela della vita stessa. Una divisa che non si indossa solo per garantire sicurezza, ma per esserci — sempre — quando qualcuno ha bisogno.
