Frosinone – Il datore di lavoro non lo paga e lui appicca il fuoco al portone della casa

Marina Mingarelli
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Il datore di lavoro non lo aveva pagato così lui, un operaio edile di 38 anni residente nel capoluogo ciociaro, avrebbe pensato bene di appiccare il fuoco alla sua casa ubicata nella parte bassa di Frosinone. Questa la tesi dell’accusa dopo l’incendio divampato al portone del suo appartamento.

L’operaio è stato denunciato ed a conclusione delle indagini è finito sotto processo per esercizio arbitrario delle proprie ragioni con danneggiamento mediante incendio. Secondo le accuse l’uomo che sosteneva di vantare un credito nei confronti del datore di lavoro aveva deciso di farsi giustizia da sè. Nei giorni scorsi il giudice accogliendo la tesi difensiva dell’avvocato di fiducia dell’imputato Daniele Colasanti si è pronunciato per l’assoluzione con la formula perché il fatto non sussiste. Il legale difensore ha sostenuto che c’erano state numerose contraddizioni tra le dichiarazioni rese dalla parte offesa in sede di querela e quelle successive dibattimentali nonchè le ulteriori contraddizioni tra il racconto dei testi dell’accusa e quelle rilasciate dalla parte offesa. Evidenze che hanno minato la solidità del quadro probatorio dell’accusa. La difesa ha inoltre evidenziato l’assenza di testimoni oculari per quanto riguarda l’appiccamento del fuoco e la mancanza di riscontri tecnici certi sulla dinamica dell’incendio. Da qui la sentenza di assoluzione da parte del giudice del tribunale per insufficienza o contradditorietà della prova ritenendo non possibile raggiungere quella certezza processuale necessaria per poter pronunciare una sentenza di condanna. Mar. Ming.
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