(di Dario Facci) La fase del doppio tesseramento del Partito Democratico della provincia di Frosinone (conferme e nuove tessere) si è concluso. Il numero dei tesserati al PD, con la federazione chiusa da un anno e senza classe dirigente in sella, è di circa 8.000 iscritti. Un risultato davvero considerevole. Si direbbe che il partito va meglio quando non ci sono i dirigenti.
Ora si apre la fase congressuale vera, quella con la gente in sala, le tessere alzate per votare. La sfida delle parti in causa (quella che sostiene Fantini e quella che propugna le aspettative di Migliorelli) è portare quegli iscritti a votare nei circoli, la prova del nove che può dare impulso a una fase di rilancio senza precedenti. Con un esercito di iscritti così nutrito infatti il Partito Democratico può guardare con ottimismo a tutte le prossime fasi elettorali. Una massa critica in grado di proporsi in modo convincente, determinante, in ogni ambito sociale. Ottomila iscritti sono un patrimonio inestimabile per mettere in campo iniziative, per uscire dal labirinto indispensabile ma spesso sterile e senz’anima della politica mediatica e socialdipendente, per colpire con la politica reale. Una fase che andrà documentata a dovere perché merita di essere incisa negli annali. Le prima sfida che il PD rinnovato si troverà ad affrontare sarà quella delle Elezioni Provinciali. Una competizione che nulla ha a che vedere con il consenso della cittadinanza poiché quelle elezioni afferiscono notoriamente alla dimensione del sottobosco politico, quello riservato agli addetti ai lavori. Il centrodestra, da quando le Provinciali sono diventate di secondo livello, le ha sempre perse. Si è riservato posti frutto di accordi poiché tutto sommato il Consiglio Provinciale (che non può sfiduciare il presidente) non vede mai vere maggioranze e opposizioni. Il presidente, però, l’ha sempre scelto il centrosinistra: per due volte Antonio Pompeo e ora Luca Di Stefano. Normale che nelle imminenti Provinciali il Partito Democratico sia chiamato e ambisca a mantenere la posizione. Molto importante però è la rappresentanza delle città in seno all’organismo provinciale. Qui ci sarà un primo banco di prova perché, per esempio, il Partito Democratico del Capoluogo ma, più in generale, il centrosinistra di Frosinone, non riesca a esprimere un suo rappresentante nel Consiglio Provinciale. A nulla potrebbero servire anche in questo caso, in soldoni, le 650 tessere ottenute dal PD a Frosinone se non contassero all’interno del partito abbastanza per ottenere il sostegno a uno dei suoi consiglieri comunali frusinati. Sempre a livello di esempio, restando sull’importanza dei numeri del tesseramento di Frosinone (650 tessere!), la spinta frutto dell’entusiasmo derivante dalla massa di nuovi iscritti permetterà certamente di preparare a dovere le Comunali del 2027. Elezioni che il PD perde da quindici anni. Quelle elezioni si terranno tra un anno e mezzo ma i tempi non sono lunghi come sembrerebbe. Ci vuole tempo per organizzare un’elezione che abbia la speranza di risultare vincente contro un centrodestra squassato ma nei sondaggi sempre saldamente in testa. Occorre tempo per mettere in campo iniziative che non appaiano speciose, per immaginare un programma elettorale efficace e che non si basi solo sui problemi di traffico veicolare (una battaglia stanca e perdente certamente contro le opere che il centrodestra ha portato a termine e che ha in itinere). Il Partito Democratico dovrà avere la forza di immaginare davvero una città più moderna e convincere l’elettorato della bontà e concretezza del progetto. Altrimenti i 650 iscritti non saranno serviti a niente e si sentiranno inutili. Inoltre se il Partito Democratico non vorrà sostenere il candidato socialista già in campo con tre liste, il vice segretario nazionale del PSI Vincenzo Iacovissi, dovrà cercare di vincere le elezioni con un centrosinistra spaccato. Con ogni probabilità prima del 27 andrà in porto la nuova legge elettorale che prevede il limite del 40%, non più del 50%, per l’elezione al primo turno. La mancanza di unità per il voto comunale risulterebbe quasi certamente fatale. Occorre tempo per cercare di ricomporre la coalizione. O no?
