LA LETTERA – L’Arcivescovo Marcianò scrive ai sacerdoti delle Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri

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“Un solo presbiterio. Padri nella comunione, generatori di Bellezza” è il titolo della Lettera che l’arcivescovo Santo Marcianò ha indirizzato ai sacerdoti delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, a pochi giorni dall’inizio del ministero pastorale nelle due Chiese unite in persona episcopi.

«Per un vescovo – spiega subito Marcianò – incontrare il popolo è bellissimo, ma incontrare i sacerdoti è prioritario ed è per me un bisogno del cuore: è con voi che desidero condividere i primi passi del cammino che continueremo assieme, giorno per giorno, affrontando emergenze e gioie del ministero, confrontandoci sulla vita della nostra Chiesa e cercando di discernere la Volontà di Dio per Essa e per ciascuno di noi». Forte e immediato il richiamo all’unità, a quella comunione «che vorrei fosse la prima parola che pronunciamo, la prima chiamata e il primo compito che Dio ci affida in questa nuova fase di vita delle nostre Diocesi e del Ministero di tutti noi. Se è vero che siamo “un solo presbiterio”, è vero che questo nuovo inizio non riguarda solo me ma noi». Una comunione che non si improvvisa: «Mi piace pensare a noi presbiteri come generatori e rigeneratori della Bellezza della comunione che, come ogni Bellezza, deve essere “visibile”. Generare è dare vita; è essere padri, nella comunione e di comunione. Che vocazione delicata e splendida! Ma, per generare tale bellezza, dobbiamo immergerci in essa, lasciarci raggiungere, interrogare, abbracciare e trasfigurare dal Mistero di Comunione che è il segreto dell’Amore che la Trinità rivela e dona». Come già rimarcato nelle omelie di inizio di ministero pastorale, monsignor Marcianò invita il presbiterio «a guardare alla “Rivoluzione dell’amore” come al moto che relativizza tutto a Dio, aiutandoci a tenere nel cuore la Sua centralità e a vivere nella Sua orbita». Richiamando la Lumen Gentium, Marcianò ricorda l’importanza del legame con il Vescovo: «Una vicinanza, la nostra, che vuole davvero perseguire la sfumatura dell’amicizia, che è da Gesù e in Gesù». Prioritario anche il tassello della formazione permanente «non solo come possibilità di riflessione e aggiornamento ma come contrasto all’autoreferenzialità e all’isolamento; come occasione per prendersi cura gli uni degli altri, per sviluppare l‘ascolto e la sinodalità, per imparare la bellezza e la gioia di stare assieme come fratelli. Il Ministero Presbiterale – scrive in chiusura l’arcivescovo – è un grande dono, pur se a volte la strada può sembrare particolarmente dura. Penso alle resistenze create oggi da forti contro- testimonianze, come gli scandali dei diversi tipi di abuso nella Chiesa; e penso alla società secolarizzata, che ha chiuso l’orizzonte al Trascendente. Grazie – ve lo dico con le parole di Papa Leone XIV – “per ciò che siete! Perché ricordate a tutti che è bello essere sacerdoti, e che ogni chiamata del Signore è anzitutto una chiamata alla sua gioia. Non siamo perfetti, ma siamo amici di Cristo, fratelli tra di noi e figli della sua tenera Madre Maria, e questo ci basta”. Buon cammino».
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