Lavoro – Cgil Roma e Lazio, nel I semestre 2025 crescita ferma e più precarietà

chiaro13
4 MIn Lettura
Nel Lazio la crescita occupazionale rallenta e non si traduce in più lavoro stabile: i nuovi contratti a tempo indeterminato sono appena il 15 per cento delle attivazioni, in linea con gli anni precedenti.

È quanto emerge dall’Osservatorio precariato elaborato dalla Cgil Roma e Lazio su dati Inps, relativo al primo semestre 2025. “Il saldo delle posizioni si ferma a 117.086 ed è sostanzialmente invariato rispetto allo stesso periodo del 2024, inoltre non c’è alcuna inversione strutturale verso la stabilità”, sottolinea la Cgil Roma e Lazio, ricordando che solo circa un terzo del saldo deriva da trasformazioni verso l’indeterminato, mentre la parte prevalente continua a essere trainata da rapporti precari. A guidare il saldo occupazionale è il contratto a tempo determinato, con un incremento di 56.567 posizioni. La distribuzione settoriale conferma un modello di sviluppo sbilanciato: quasi quattro posizioni su dieci del saldo (il 39,7 per cento) si concentrano nella filiera del commercio e del turismo. Secondo il rapporto della Cgil, anche la distribuzione geografia della crescita resta fortemente polarizzata: la provincia di Roma accentra il 76,5 per cento del saldo con +89.585 posizioni; seguono Latina con +15.801 (13,5 per cento), Frosinone con +6.492 (5,5 per cento), Viterbo con +4.692 (4,0 per cento) e Rieti con +516 (0,4 per cento). “Per età, il tempo determinato si conferma la forma di ingresso prevalente in tutte le fasce, mentre tra i giovani il peso dell’indeterminato è circa la metà rispetto alle età più avanzate e comunque inferiore al 20 per cento – prosegue la la nota della Cgil di Roma e del Lazio -. Sul fronte del genere, l’occupazione stabile incide meno tra le donne e cresce il ricorso alla somministrazione; il part-time riguarda oltre un terzo dei contratti stabili femminili e più della metà dei contratti a termine e intermittenti, mentre tra gli uomini prevale il full time. Guardando alle cessazioni, la fine naturale del contratto resta di gran lunga il primo motivo (circa il 59 per cento nel 2025), seguono le dimissioni (circa il 22 per cento) e i licenziamenti economici (circa il 7 per cento); più contenute le quote dei disciplinari e delle risoluzioni consensuali” I dati sull’occupazione “svelano la realtà. Nei primi sei mesi del 2025, nel Lazio, la crescita è ferma e aumenta la precarietà. Solo il 15 per cento dei nuovi contratti è a tempo indeterminato”. Lo dichiara in una nota il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Natale Di Cola. “Mentre la destra di Governo continua a raccontare il miracolo economico – prosegue Di Cola -, per le nuove generazioni e per le donne la situazione continua a essere critica con maggiore precarietà e part time. Una stagnazione economica su cui pesano le tante crisi di settore e le ristrutturazioni aziendali in corso a Roma e nel Lazio e l’incertezza dello scenario internazionale a causa dei conflitti e dei dazi. È su questa realtà che bisogna aprire il confronto e non rifugiarsi negli più zero virgola di occupazione. Un dato che parla a tutti, anche agli enti locali. Il Comune di Roma e la Regione Lazio devono fare la loro parte per un lavoro di qualità e per tutelare il potere d’acquisto dei salari”.
Condividi questo articolo
Nessun commento