La quinta sezione della Corte di Cassazione accoglie la richiesta di dissequestro dei beni degli avvocati Alfredo e Gabriele Scaccia, rispettivamente padre e figlio, coinvolti lo scorso marzo in un caso di corruzione, e dispone l’annullamento dell’ordinanza. Nei giorni scorsi è arrivata la sentenza.
I due legali, ricordiamo, furono coinvolti in questa vicenda giudiziaria a seguito di una inchiesta avviata dalla Guardia di Finanza di Verbania su un presunto caso di corruzione. Secondo quanto emerso dalle indagini portate avanti dagli uomini delle Fiamme Gialle, padre e figlio erano stati accusati di aver versato del denaro ad un maresciallo dei carabinieri per ottenere informazioni riservate che il militare carpiva all’interno della sua caserma. I due legali, che si sono sempre opposti con forza a tali accuse, hanno sempre sostenuto che si sarebbe trattato di un macroscopico errore in quanto con il maresciallo Carmine Casolaro, sottoposto inizialmente agli arresti domiciliari, e che deve rispondere di violazione del sistema informatico, avevano sempre avuto rapporti amicali. Quello che li univa maggiormente era poi la passione che avevano per le scommesse. Sovente si ritrovavano nell’agenzia preposta per giocare le loro schedine. Addirittura,, insieme a Casolaro, lasciavano in giacenza il denaro che serviva per le successive giocate. Lo stesso Casolaro in sede di interrogatorio ha sempre sostenuto di non aver mai percepito denaro dagli Scaccia. Da quasi un anno, padre e figlio si stanno battendo per dimostrare la loro totale estraneità ai fatti contestati. Nei giorni scorsi, la procura Generale, accogliendo le tesi difensive perorate dall’avvocato Lucio Marziale ed in precedenza dal collega Francesco Caroleo e dallo stesso Alfredo Scaccia, ha disposto l’annullamento del sequestro di tutti i beni, che era stati ‘congelati’ dal 19 marzo 2024. In quella data, furono sequestrate somme di denaro, materiale informatico e successivamente anche delle quote societarie. Oggi, però, anche la Procura Generale della Corte di Cassazione ha dato loro ragione. Soddisfatto l’avvocato Alfredo Scaccia che a tal proposito hadichiarato: “Per la terza volta la Cassazione ci ha dato ragione. Prima sul materiale informatico, poi sui 295 mila euro mai ricevuti, poi ancora sugli 80 mila euro sequestrati. Rispetteremo come sempre la legge e ad essa ci affidiamo. Grazie agli Ermellini per aver accolto le nostre ragioni”. Mar. Ming.
