Turbativa d’asta e minacce. Queste le accuse per le quali due ispettori di polizia erano finiti sotto processo. Ma nella giornata di ieri gli avvocati Rosario Grieco e Giulia Giacinti difensori degli imputati, sono riusciti a dimostrare l’estraneità dei loro assistiti ai fatti contestati. Il giudice li ha assolti con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Dopo anni di battaglie legali la vicenda si è conclusa con una assoluzione. A questo da aggiungere che proprio nel corso del processo uno dei poliziotti finiti sotto accusa è deceduto a causa di una patologia. Questa assoluzione, hanno riferito i legali, rapresenta anche una forma di riscatto per un uomo che è sempre stato un servitore della legge e quindi è importante onorare la sua memoria. Secondo gli investigatori della procura, per non perdere la casa ubicata a Giuliano di Roma che era finita all’asta, moglie e marito entrambi ispettori di polizia avrebbero escogitato un sistema, far partecipare all’asta prima il figlio e poi la fidanzata di questo. Lo scopo era quello di alzare il prezzo in modo tale da far desistere i potenziali acquirenti. Puntando al rialzo sapendo però che poi non avrebbero proceduto a saldarne il relativo prezzo nei tempi previsti (dei quali avrebbero chiesto anche la proroga) obbligando il tribunale a dichiararne la decadenza, con conseguente nullità della vendita all’incanto e necessità di procedere a una nuova procedura. Ebbene in udienza i legali di fiducia Grieco e Giacinti sono riusciti a dimostrare che il figlio e la fidanzata avevano tutte le carte in regola per poter partecipare all’asta, dunque non c’era stata da parte degli imputati nessuna condotta criminosa. Per quanto riguarda poi le minacce rivolte ad un acquirente si era trattata di una lite dai toni un poco più animati ma niente che potesse far pensare a comportamenti minatori. Mar. Ming.
