La procura Generale della Corte di Cassazione dà ragione agli avvocati Alfredo e Gabriele Scaccia rispettivamente padre e figlio, coinvolti lo scorso marzo in un caso di corruzione, ed ha chiesto l’annullamento del sequestro cui furono attinti a seguito dell’inchiesta avviata dalla Guardia di Finanza di Verbania.
I due legali che si sono sempre opposti con forza a tale comportamento della magistratura, sostenendo la loro totale estraneità ai fatti contestati, hanno cominciato adesso a vedere la luce in fondo al tunnel. Nei giorni scorsi infatti la procura Generale accogliendo le tesi difensive perorate dall’avvocato Lucio Marziale ed in precedenza dal collega Francesco Caroleo e dallo stesso Alfredo Scaccia, ha chiesto l’annullamento di tutti i beni sequestrati il 19 marzo 2024. In quella data furono sequestrate somme di denaro, materiale informatico e successivamente anche delle quote societarie. A seguito di tale decisione i due avvocati a causa di difficoltà economiche dovute proprio a quei sequestri, sono stati costretti a revocare gli incarichi alle difese. Ma siccome gli amici si vedono sempre nel momento del bisogno, intorno al loro caso c’è stata una vera e propria gara di solidarietà tra colleghi che si sono messi a disposizione per aiutarli. Oggi però anche la Procura Generale ha dato ragione agli Scaccia. Nei prossimi giorni si potrà leggere il dispositivo della sentenza. Grande la soddisfazione dei due legali finiti loro malgrado in questa vicenda giudiziaria che li ha segnati profondamente. Padre e figlio sono convinti in sede di processo (l’udienza presso il tribunale di Frosinone prenderà il via il prossimo 26 settembre) di riuscire a dimostrare la loro innocenza. Il primo round con la richiesta di annullamento dei sequestri lo hanno già vinto. Mar. Ming.
