(di Dario Facci) Il rientro dalle brevi ferie di quest’anno trova sul tavolo da lavoro della politica una serie di grane, se possibile, più pesanti del solito. Il Lazio Meridionale, vittima di una crisi industriale peggiore che altrove, ha subito anche la beffa estiva: l’annuncio del Governo di allargare la Zona Economica Speciale (la famigerata ZES) incubo della classe dirigente, provvedimento che invece, nonostante le richieste, ha escluso le province di Frosinone e Latina dalle indiscutibili e clamorose condizione di vantaggio per gli investimenti industriali. La faccenda, oggetto di non poche lamentele e tentativi di correzione nello scorso autunno, aveva già collezionato una serie di contundenti porte in faccia ai volenterosi esponenti politici che imploravano uno straccio d’estensione.
Le reazioni dopo la scudisciata inattesa dell’annuncio del Governo degli esponenti di centrodestra
Nicola Ottaviani
Le reazioni derivanti dalla notizia scioccante per le province del Lazio Meridionale, quella della volontà del Governo di allargare la ZES, cioè la zona privilegiata per gli investitori, all’Umbria e alle Marche, ignorando ancora una volta le sacrosante preghiere delle province di Frosinone, Latina e Rieti, sono dunque state varie ma prevedibili.
Nell’ordine, da parte del centrodestra, ovviamente in grave difficoltà perché la decisione, sia della prima ZES Unica sia dell’allargamento alle due regioni del centro Italia, è tutta del “suo” Governo e brucia di più:
1) Il Sen. Fazzone (Forza Italia) ha tuonato contro la decisione del Governo e ha chiesto, in una nota, l’allargamento della Zes anche alle province del Lazio.
2) Il sottosegretario al Lavoro, Durigon (Lega), si è espresso inequivocabilmente a favore dell’inclusione del Lazio Meridionale nella Zes.
3) L’On. Ottaviani (Lega), in una prima nota aveva chiamato metaforicamente alle armi tutta la classe dirigente (compresi sindacati e imprenditori) e, in una seconda nota, ha comunicato di aver avuto un positivo confronto con il ministro per il Mezzogiorno, On. Foti e di aver ottenuto un impegno dello stesso a interessarsi delle richieste di allargamento della ZES anche alle province del Lazio.
4) Gli On.li Mattia, Ruspandini e Pulciani (Fd’I) hanno dichiarato di scendere in campo per l’ottenimento dell’allargamento e, due giorni dopo, hanno informato di aver avuto un positivo incontro con il ministro per il Mezzogiorno, Foti, al quale hanno portato i dati economici del territorio; operazione finalizzata ad ottenere quel benedetto ampliamento e che, a loro dire, lascia sperare.
Sara BattistiLE ESTERNAZIONI OVVIAMENTE INDIGNATE DA PARTE DEL CENTROSINISTRA
Com’ovvio da parte del centrosinistra, opposizione sia a livello nazionale sia a livello regionale, si sono levate voci fortemente critiche.
1) La consigliera regionale del Lazio Sara Battisti (PD) ha denunciato un “grave uso politico della ZES da parte del Governo”. Il riferimento è alle elezioni regionali che si terranno proprio in Umbria e Marche, mentre il Lazio Meridionale, accerchiato dalla ZES “resta ancora una volta escluso”.
2) Il consigliere regionale del Lazio Salvatore La Penna (PD) ha parlato di “beffa per il Basso Lazio” riguardo all’allargamento della ZES.
3) Il consigliere regionale del Lazio Claudio Marotta (SCE) ha definito in una nota l’allargamento della ZES “uno schiaffo da parte della Meloni alle province di Frosinone e Latina”
4) Secondo il segretario regionale del PSI Gianfranco Schietroma “l’estensione della ZES alle Marche e all’Umbria rende ancor più incomprensibile la totale esclusione del Lazio da parte del Governo”.
Luca Di StefanoLA PROVINCIA DI FROSINONE: “UN’ESCLUSIONE PARADOSSALE”
Anche la Provincia di Frosinone, con una lettera a firma del Presidente, Luca Di Stefano e del Consigliere delegato al Comitato per la Crescita e lo Sviluppo Sostenibile, Andrea Amata, inviata ai vertici istituzionali, ha evidenziato: “(…) il rischio di un effetto paradossale e penalizzante per le province laziali, in particolare Frosinone, Latina, Rieti, che, pur essendo limitrofe e strutturalmente integrate con le regioni già incluse nella ZES – come Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata – ne restano escluse. Un’esclusione che, secondo Di Stefano e Amata, rischia di innescare una migrazione di investimenti e imprese verso territori fiscalmente più attrattivi, aggravando ulteriormente le condizioni socio-economiche di aree già fragili”.
Il presidente di Confimprese Italia, Guido D’Amico, ha spiegato con una lunga nota ufficiale, perché è indispensabile includere il Lazio (secondo D’Amico tutto intero) nella Zona Economica Speciale.
La Consulta dei Sindaci del Cassinate, riunita nei giorni scorsi, ha prodotto un documento nel quale si ribadisce l’indispensabile ottenimento dell’ingresso delle province del Lazio Meridionale nella Zona speciale.
Enrico CoppotelliCOPPOTELLI (CISL LAZIO) IN TRINCEA DA MESI
Soprattutto sono da sottolineare le iniziative della Cisl Lazio. Il Segretario Generale, Enrico Coppotelli, non ha mai mollato la presa dallo scorso autunno ai giorni nostri. Sull’argomento ZES per il Lazio Meridionale ha organizzato una convention presso la Regione Lazio, alla presenza di Ministri, vari parlamentari oltre al presidente della Regione, Francesco Rocca e la vice presidente nonché assessore alle Attività Produttive, Roberta Angelilli, nel corso della quale è stato sottolineato (messaggio raccolto dai vertici della Regione) quanto l’ingresso nella Zes per le province confinanti del Lazio con la zona speciale, fosse indispensabile anzi, vitale. Coppotelli è tornato a chiedere l’ingresso per le province del Lazio durante varie iniziative ufficiali e anche ultimamente, dopo l’annuncio del Governo dell’allargamento a est della Zes, ha ripreso a spiegare con ogni mezzo che includere le province del Lazio non è solo giusto ma fondamentale per evitare un tracollo disastroso.
SE GLI SCATOLONI DI TESSERE NON BASTANO PIÙ OCCORRE UNA VERA MASSA CRITICA DA PARTE DELLA CLASSE DIRIGENTE
Quando la rappresentanza politica della provincia di Frosinone contava, bastava lo scatolone di tessere riversate sul tavolo della segreteria romana della DC da parte dell’On. Augusto Fanelli per rivendicare, con successo, il passaggio da queste parti dell’Autostrada del Sole. Oggi serve molto di più. Non si può far finta che la capacità di pressione verso i vertici dei partiti, nelle vene degli attuali rappresentanti, sia divenuta quali impercettibile a causa della designazione degli eletti dalla sala dei bottoni e quindi della scomparsa dei collegi elettorali ascrivibili a questo o quel punto di riferimento politico locale.
Se nessuno ha la forza di andare a battere i pugni su qualche tavolo, perché le sue mani sono fatte della stessa sostanza del favore ottenuto per essere candidato, come se ne può venir fuori? Probabilmente per non soccombere occorre superare la tendenza a non disturbare per evitare di mettere a rischio le rendite di posizione e fare massa critica, fronte comune davvero. Insomma, se veramente qualcuno ha a cuore il futuro dell’economia del Lazio Meridionale, oltre le promesse d’impegno o l’ironia degli oppositori del Governo in carica contenti della figura di melma che i loro avversari locali stanno facendo, serve superare l’inutile ricerca di piantare qualche bandierina e lavorare davvero per ottenere l’ovvio: se la ZES si può allargare a Marche e Umbria lo si può fare anche per le province del Lazio. Vale a dire che se la classe dirigente di questi territori, tutta, cioè la rappresentanza politica, quella sindacale e quella imprenditoriale, non dovesse riuscire a ottenere quella ovvia autorizzazione alla vita, non avrebbe più scopo. Infatti regole, numeri e ragioni hanno senso solo se esiste, nei vertici nazionali, una volontà politica. Vale a dire che non ci saranno scuse se le province del Lazio resteranno escluse. La volontà politica del Governo, una volta appresa la sacrosanta verità, cioè l’effettivo stato di gravissima crisi del Lazio Meridionale, può superare qualsiasi ostacolo, regolamento o parametro se vuole. Altrimenti, agli occhi degli elettori, sarà chiaro, che “non vuole”.
UNA BATTAGLIA VITA O MORTE
Insomma è una battaglia che deve essere vinta, perché la situazione che si è venuta a creare con la decisione del Governo di escludere le province del Lazio dalla Zes è esiziale: crea un danno irreversibile. E la faccenda è molto pericolosa per l’establishment perché tanto più è sostanziosa la rappresentanza in termini numerici di questo o quel partito, di questa o quella sigla sindacale, di una o l’altra associazione di imprenditori, tanto maggiore sarà la responsabilità qualora l’esclusione delle province del Lazio dovesse permanere.
Ecco perché sarà bene che i rappresentanti politici, delle associazioni datoriali, dei sindacati e quant’altro, si sentano non in concorrenza verso l’ottenimento del risultato, si muovano tutti e non in ordine sparso.