Erano convinti che il datore di lavoro avesse fatto loro un regolare contratto. Per due operai di origini albanesi, entrati illegalmente nel territorio italiano, sapere di poter usufruire del permesso di soggiorno, significava veramente molto.
Il titolare, un sessantenne che gestiva una ditta di trasporti era stato visto dai due dipendenti come una sorta di salvatore. Quest’ultimo infatti aveva assicurato agli stranieri clandestini uno stipendio decorso e la possibilità con un contratto regolare che avrebbe consentito loro di poter ottenere il permesso di soggiorno. Tutti e due erano stati assunti per trasportare la merce con i mezzi pesanti in varie città del territorio nazionale. A dire il vero lo stipendio era al sotto di quello che percepiva un camionista, ma a loro interessava non sentirai più dei clandestini e quindi non si erano mai lamentati. Non essendo più degli abusivi avrebbero potuto aspirare anche ad avere un appartamento in affitto. In quel momento erano arrivati a dormire all’interno dei mezzi pesanti. Le loro aspettative sono state disattese quando si sono visti recapitare una lettera da parte della Questura che li invitava a presentare tutta la documentazione per accertare la regolarità del loro permesso sul territorio. Viceversa avrebbero dovuto lasciare l’Italia in tempi brevi. Soltanto quando si sono recati negli uffici preposti hanno scoperto che il datore di lavoro non aveva stilato alcun tipo di contratto. Quest’ultimo interpellato dagli operai senza scomporsi più di tanto aveva detto loro che se volevano continuare con quel rapporto dovevano lavorare in nero altrimenti sarebbero stati licenziati in tronco. I due stranieri però rappresentati dall’avvocato Pietro Polidori hanno fatto scattare la querela. Nei giorni scorsi il datore di lavoro è stato condannato alla ristorazione del danno. Quindi i due operai che erano stati imbrogliati verranno risarciti economicamente e contratualizzati. Mar. Ming.
