Questa che vi riportiamo è la testimonianza autentica del percorso di una donna presso il Centro per i Disturbi Alimentari della ASL di Frosinone. “Vorrei condividerla pubblicamente – dice la donna – nella speranza che possa dare voce a chi, come me, sta affrontando un momento difficile, e soprattutto dare il giusto riconoscimento a tutti i professionisti che ogni giorno lavorano con competenza, umanità e dedizione in un luogo così prezioso”.
Ecco le sue parole: Nel centro per i Disturbi Alimentari della ASL di Frosinone non si cura soltanto una malattia. Si tocca il dolore con mani leggere, si abbracciano le fragilità con rispetto e si semina speranza dove tutto sembra ormai spento. È difficile raccontare cosa significhi essere guardati senza giudizio, accompagnati senza fretta, sostenuti senza invadenza. Eppure è esattamente ciò che accade lì, ogni giorno. Ringrazio di cuore la Dott.ssa Marzella, il Dott. Maciocia, le Dott.sse Borrelli, Miele, Colaiacomo, Feola, Caperna, e tutte le figure professionali che operano con una passione silenziosa, umile e profondamente autentica. A loro devo non solo il miglioramento del mio stato di salute, ma qualcosa di ancora più grande: la possibilità di tornare a credere in me stessa. Un ringraziamento speciale va ad Antonella e Andrea, che ogni giorno rendono l’ingresso in quel luogo un piccolo sollievo. Con la loro gentilezza e umanità, trasformano l’accoglienza in un primo passo verso la fiducia. Durante il mio percorso ho partecipato a laboratori creativi, open day, gruppi familiari e molte altre attività che fanno di questo Centro un modello da far conoscere e raccontare. Sono strumenti preziosi che uniscono, stimolano, curano, e che ricordano che guarire non significa solo “non star male”, ma imparare a sentire la vita dentro di sé, di nuovo. Ho provato altri centri, anche in grandi città come Milano. Ma è qui, a Frosinone, che ho sentito per la prima volta di essere una persona e non una cartella clinica. È qui che ho percepito che la cura vera parte dal cuore di chi la offre. Da qualche giorno, il mio percorso sta proseguendo temporaneamente altrove, e sono ricoverata in una clinica specializzata. Ma ho portato con me ogni parola, ogni gesto, ogni sguardo ricevuto in questo Centro, e sto continuando ad essere seguita — anche da lontano — da loro che mi hanno aiutata a rimettere insieme i pezzi. Perché quando si viene visti per davvero, si può tornare a vedersi. E quando ci si sente accolti, si può ricominciare ad accogliersi. Se oggi sono in cammino, è grazie a chi ha creduto in me quando io non ci riuscivo più. E se oggi scrivo questa lettera, è perché sento che ogni operatore di quel Centro merita di essere riconosciuto, valorizzato, ringraziato pubblicamente. È il momento di dare luce a chi ogni giorno lavora nel silenzio, facendo la differenza per chi sta attraversando l’oscurità. Raccontare questo posto significa regalare speranza a chi pensa di non poterne più avere. Come è successo a me. Con profonda stima e gratitudine, Monica.
