IL CASO – Il ‘guru delle diete’ Panzironi condannato a 2 anni e 8 mesi per esercizio abusivo di professione medica

chiaro13
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Due anni e 8 mesi di reclusione. Questa la pena inflitta dal tribunale di Roma ad Adriano Panzironi, noto personaggio televisivo e “guru delle diete”, ritenuto colpevole di esercizio abusivo della professione medica. In concorso con lui è stato condannato (un anno e 4 mesi) anche il fratello Roberto.

Nel 2018, per i contenuti delle sue trasmissioni che si occupavano di medicina (e segnatamente di diete) e dove venivano presentate cure miracolose, che successivamente potevano essere ricevute dai telespettatori che contattavano il programma o direttamente Panzironi tramite i Social, l’Ordine dei medici della Capitale lo aveva denunciato. Secondo l’impianto accusatorio – come riporta anche il Corriere della Sera -, Adriano Panzironi ha esercitato “abusivamente la professione medica nei confronti di una numerosa platea di ascoltatori” di una trasmissione televisiva. Secondo la Procura, che ha condotto le indagini sul caso, Panzironi avrebbe somministrato “anche in forma personalizzata, a seguito di successivi contatti intrapresi attraverso operatori di call center e di interlocuzioni con singoli utenti tramite Facebook, particolareggiate indicazioni sul regime alimentare e programmi e metodi di nutrizione, scientificamente qualificabili in termini di dieta, prescrivendo l’assunzione di integratori alimentari da lui stesso commercializzati online». Integratori ritenuti di potenziale nocività se assimilati senza controllo medico (così secondo i capi d’imputazione). Il tutto “diffondendo il libro da lui stesso redatto dal titolo “Vivere 120 anni”. Si sono costituti parte civile gli ordini provinciali dei medici di Roma, Venezia, Napoli e Milano. Parte lesa anche l’ordine dei giornalisti del Lazio. L’avvocato Valeria Raimondo, che ha difeso l’Ordine dei medici di Roma ha spiegato al Corsera: “All’esito di un’istruttoria molto articolata, il tribunale ha accolto la nostra tesi, ritenendo che le condotte dei fratelli Panzironi abbiano superato la soglia della rilevanza penale. Non posso non esprimere apprezzamento e soddisfazione per questo risultato, che ripaga l’impegno difensivo profuso in questi anni di processo e che segnala l’emergere di una sensibilità al passo con i tempi, che tiene conto delle nuove e insidiose modalità di comunicazione rappresentate dai social”.
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