IL FATTO – 25 Aprile, la lezione di Piero Calamandrei: la libertà come responsabilità civile

Anna Ammanniti
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Oggi l’Italia celebra l’80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, il 25 aprile non è solo un anniversario storico: è un richiamo vivo alla coscienza democratica del Paese.

Tra le figure più autorevoli che hanno legato il proprio nome alla Resistenza e alla ricostruzione civile dell’Italia c’è Piero Calamandrei, giurista, politico, intellettuale e padre costituente. Durante il regime fascista, Calamandrei si distinse come uno dei pochi giuristi che non piegò mai la schiena. Dopo la caduta del regime, partecipò attivamente alla fondazione del Partito d’Azione e fu tra i protagonisti del nuovo corso repubblicano. Con la fine della guerra, entrò nell’Assemblea Costituente e contribuì in modo decisivo alla redazione della Costituzione italiana, soprattutto per quanto riguarda l’indipendenza della magistratura, la centralità dei diritti e il principio del giusto processo. “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”, affermava in uno dei suoi più celebri discorsi pubblici, rivolto agli studenti milanesi nel 1955. In quelle parole c’è tutto il senso della sua visione civile: la democrazia non è mai un punto di arrivo, ma un percorso da difendere ogni giorno, con conoscenza e partecipazione. All’Assemblea Costituente, Calamandrei sottolineò l’importanza della Repubblica, della sovranità popolare, dell’autonomia regionale e della Corte costituzionale. Per lui, la Costituzione non era un testo tecnico, ma uno strumento vivo, che avrebbe dovuto educare i cittadini a riconoscere e proteggere i propri diritti. Oggi, nel celebrare il 25 aprile, ricordare Calamandrei significa ricordare che la libertà non si eredita: si conquista e si conserva con l’impegno civile. La Resistenza non finisce nei libri di storia, ma continua in ogni scelta quotidiana per la giustizia, la legalità e la dignità umana. Anna Ammanniti
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