(di Dario Facci) Si continua a dibattere sulla riforma della Sanità, un argomento fortemente divisivo che ha molto a che fare con la gente e con la qualità della vita prima ancora che della convenienza o meno dei medici nei vari cambiamenti previsti. Tuttavia il dibattito si sviluppa soprattutto intorno alle opinioni, non univoche, che proprio i sanitari esprimono ad ogni occasione.
Del resto il perno di tutta la faccenda è il ruolo e anche la natura del medico di famiglia (come una volta veniva chiamato). Al centro, per esempio, la sua trasformazione da medico in convenzione con lo Stato a medico statale, cioè direttamente assunto.
Orazio Schillaci
Lo stesso ministro Schillaci ha posto l’accento sulla questione, cioè sulla necessità di rendere più attrattiva la professione agli occhi dei giovani. Un modo, in sintesi, per cercare di avviare a soluzione il problema dei problemi cioè la carenza di personale sempre più grave. “Credo – ha dichiarato il Schillaci – che nessuna riforma della sanità possa essere efficace se non si riparte dal rivedere le funzioni dei medici di medicina generale, che hanno un’importanza basilare, sono il perno sul quale si basa il servizio sanitario nazionale. I medici di famiglia sono i primi ai quali i cittadini si rivolgono quando hanno un problema di salute”.
Protagonisti dell’iter di riforma sono i presidenti di Regione, chiamati in causa come principali protagonisti giacché, com’è noto, i bilanci regionali sono per la stragrande maggioranza occupati dalla spesa sanitaria. Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, in particolare, da ex presidente nazionale della Croce Rossa nonché intestatario della Sanità nel Lazio poiché ha mantenuto ad interim la delega, è particolarmente al centro del dibattito in corso.
Francesco Rocca
In una recente intervista rilasciata a “La Stampa” ha precisato: “Nella riforma che stiamo mettendo a punto, insieme a tutte le Regioni, la libera scelta del cittadino del proprio medico di fiducia resta. E il passaggio alla dipendenza pubblica vale solo per i medici che subentreranno d’ora in avanti, mentre gli altri potranno scegliere se restare o meno liberi professionisti legati da un rapporto di convenzione. In ogni caso quello che noi 21 governatori chiediamo è di poter governare le ore di lavoro che paghiamo ai medici. Ovviamente ognuno secondo le modalità adeguate alla propria realtà territoriale e alle diverse sensibilità. Eravamo abituati al medico che ci veniva a visitare a casa. Oggi quel mondo non c’è più. I nostri anziani e le persone con più malattie croniche hanno a loro disposizione due o tre ore al giorno per cinque giorni alla settimana per ottenere una visita o una ricetta. Così non va”.
Naturale che il discorso vada anche a toccare i costi, perché nella Sanità pubblica le questioni di soldi sono diventate fondamentali per la sua stessa esistenza. Secondo il presidente della Regione Lazio non solo la trasformazione della natura del medico di Medicina Generale in un dipendente dello Stato potrebbe migliorare l’appeal presso questo segmento della professione ma non sarebbe vero che tale trasformazione porterebbe a un aumento dei costi: “In media un medico ospedaliero costa 70mila euro l’anno, uno di famiglia 120, esclusi gli extra che spendiamo per fargli fare cose come le vaccinazioni”. E poi “Oggi i medici di famiglia si sentono però dei passacarte dei loro colleghi specialisti: come li riqualifichiamo? Offrendo ai giovani una formazione specialistica ripensata in base alle esigenze attuali”.